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Dopo il Covid il crimine organizzato ha rialzato la testa, anche a Rimini

Gli assessori Mattei e Bragagni: 'Ma c'è una maggior tendenza alla denuncia'

Attualità Rimini | 14:49 - 02 Dicembre 2022 Foto di repertorio Foto di repertorio.



"Dopo il Covid la criminalità organizzata ha rialzato la testa". É quanto emerso dall'assemblea nazionale degli amministratori di Avviso Pubblico, svoltasi ieri (giovedì 1 dicembre) a Bologna.

Gli assessori del comune di Rimini Francesca Mattei e Francesco Bragagni riportano i dati della Direzione investigativa antimafia: la Regione Emilia Romagna è quarta per misure interdittive antimafia emesse dai prefetti nel 2021: 97, contro le 207 della Calabria, le 136 della Sicilia e le 127 della Campania. Nel 2019, prima della pandemia, furono 43.   

Parallelamente, riportano gli assessori, "sono cresciute anche le cosiddette operazioni sospette segnalate dalla Banca d’Italia cioè quelle operazioni finanziarie dietro le quali potrebbero nascondersi attività illecite: nella nostra regione sono passate da 7.810 nel 2020 a 9.570 nel 2021, dato che colloca la Regione al quinto posto in Italia dopo Lombardia, Lazio, Campania e Veneto". Su questo fronte, Rimini ha superato quota mille segnalazioni (1.033), quinta per numero assoluto in regione: "Numeri che danno il riscontro di come il nostro territorio, tanto regionale quanto provinciale, si presenti come appetibile alla criminalità organizzata, in virtù di un tessuto economico che ha ripreso a produrre ricchezza dopo lo stop dettato dalla pandemia". Nel primo semestre del 2022 le segnalazioni sono già 4.603. 

"A cambiare prospettiva - evidenziano Mattei e Bragagni - emerge però anche come ci sia una sempre maggiore attenzione e sensibilità, e quindi una maggior tendenza alla denuncia, alle nuove forme di infiltrazione della criminalità organizzata che oggi pare agire anche occupando il mercato legale, nei settori imprenditoriali dove ad esempio è più facile celare attività di riciclaggio, o che prova a coltivare i propri interessi tentando di insidiarsi negli appalti pubblici". Ad una criminalità quindi che rialza la testa, "c’è anche una rete fatta di istituzioni, di forze dell’ordine, di amministrazioni locali, capaci di erigere barriere di difesa contro un nemico che cambia pelle, ma non perde la sua pericolosità". 

Per il territorio riminese va ricordato "il corposo pacchetto di protocolli comuni sottoscritti dai vari enti e organi di controllo proprio a tutela delle imprese e a contrasto delle infiltrazioni nel tessuto economico, a partire dall’ambito alberghiero, tra i più rappresentativi e tra i più esposti". 

Due anni fa il comune di Rimini ha sottoscritto un patto insieme ad ordini, associazioni, sindacati per la legalità e lo sviluppo del settore ricettivo alberghiero, attraverso il quale si impegna a sottoporre ogni mese alla verifica dell’ufficio antimafia della Prefettura un campione di SCIA (segnalazioni certificate di inizio attività). Un impegno che nel 2022 si è tradotto in un totale di 35 imprese.  

"A questo si lega un altro aspetto: dal 2011 al 2021 sono stati 158 gli atti intimidatori nei confronti di sindaci e amministratori locali. Minacciati o insultati perché coerenti con il ruolo che è stato assegnato loro dai cittadini e cioè difendere il bene pubblico e la comunità", aggiungono gli assessori che invitano amministratori, forze dell'ordine e ordini professionali a non abbassare la guardia, alzando il livello di attenzione: "la fase di crisi internazionale che stiamo attraversando, tra guerra, caro energia, inflazione, apre ulteriori varchi a chi trova nell’emergenza e occasioni per radicarsi”. 



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