Giovedý 01 Dicembre01:41:54
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Estradizione respinta: è indagato per un omicidio in Perù

Il reato è in prescrizione, la Corte d'Appello rigetta la richiesta

Cronaca Rimini | 18:48 - 23 Novembre 2022 Polfer (foto di repertorio) Polfer (foto di repertorio).


Era stato arrestato nel 2018 dalla Polfer, dopo essere stato fermato per un controllo di routine: un 49enne peruviano, residente a Rimini, era infatti risultato destinatario di un mandato di cattura internazionale per omicidio. La richiesta di estradizione processuale, avanzata una seconda volta dalle autorità peruviane, è stata però rigettata dalla terza sezione della Corte d'Appello di Bologna.

All'epoca dei fatti, nel 1993, l'uomo di nazionalità peruviana aveva 20 anni e faceva parte di una banda. L'uccisione di una persona legata alla malavita locale scatenò una rappresaglia e l'esecutore di quell'omicidio fu trovato cadavere, fatto a pezzi. Ma la famiglia della prima persona uccisa proseguì nella faida e il giovane peruviano lasciò la propria terra natia, due anni dopo i fatti, per cercare fortuna in Italia. Trovandola: si stabilì a Rimini, mise su famiglia, trovò lavoro come cuoco. Poi nel settembre 2018 da un controllo di routine spuntò il mandato di cattura internazionale e la richiesta di estradizione processuale, in quanto l'uomo era indagato in Perù per omicidio, per quella vicenda legate a faida tra bande. Il 49enne, dopo un periodo ai domiciliari e dopo essere stato sottoposto a obbligo di firma, tornò uomo libero: l'avvocato difensore, Enrico Graziosi, dimostrò infatti che secondo il diritto penale peruviano, il reato di omicidio, a seconda delle modalità con cui si era realizzato (in pratica le aggravanti e le attenuanti del nostro ordinamento giudiziario), poteva essere imprescrittibile, o avere una prescrizione di 30 e 20 anni; e il caso del suo assistito rientrava nella prescrizione più breve. Sia la seconda sezione che la terza sezione della Corte d'Appello di Bologna, in tempi diversi, hanno respinto la richiesta di estradizione processuale per intervenuta prescrizione del reato.  E anche la Procura Generale di Bologna ha concordato con le osservazioni della difesa, che ribadisce: "Il mio assistito, che si è proclamato sempre innocente, è un cittadino modello, incensurato, un lavoratore pienamente inserito". 


< Articolo precedente Articolo successivo >