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Rimini, si finge malata per saltare scuola, professoressa e due medici indagati

Con certificati di false malattie avrebbe truffato lo Stato

Cronaca Rimini | 18:17 - 26 Ottobre 2022 Tribunale di Rimini Tribunale di Rimini.

Una professoressa e due medici curanti indagati in concorso per truffa ai danni dello Stato. In particolare i due medici con attestazioni di false diagnosi avrebbero permesso alla prof di giustificare l'assenza dal servizio per lunghi periodi. La Procura di Rimini ha chiesto il rinvio a giudizio per la docente e i due professionisti, tutti e tre residenti in provincia di Reggio Calabria. Secondo le indagini della Guardia di Finanza di Rimini, coordinata dal sostituto procuratore Luca Bertuzzi, la docente attraverso i certificati di false malattie avrebbe truffato lo Stato del proprio stipendio da insegnante per una somma di quasi 50mila euro.
La professoressa, 30 anni, dal 2019 fino all'anno scolastico 2022 ha ricevuto diversi incarichi a tempo determinato come supplente, in provincia di Rimini. Nel corso dei tre anni scolastici, avrebbe prodotto una serie di certificazioni mediche per non presentarsi in cattedra.

I certificati falsi

Attestazioni firmate dai due medici calabresi, indagati in concorso per truffa e falsi certificati, che di volta in volta hanno diagnosticato e prescritto addirittura terapie salvavita per sindromi da vertigini, distorsioni alla caviglia, ascesso ai denti, lombalgia e sindrome di Meniere, fino alla gravissima insufficienza renale cronica. Nel periodo Covid inoltre all'insegnante è stata anche diagnosticata una reazione avversa al vaccino. Le assenze duravano mesi, con certificati che andavano da gennaio a maggio per poi riprendere regolarmente nel settembre successivo.

Sono stati circa 35 i certificati medici che la Procura ha sottoposto a consulenza tecnica d'ufficio, dalla quale è emersa chiaramente che i due professionisti prescrivevano terapie salvavita alla giovane prof senza che vi fosse il requisito della gravità. La Procura di Rimini a chiusura indagini ha quindi chiesto quindi il rinvio a giudizio per la prof e i medici, difesi dagli avvocati Rosa Celea, Luca Barillà e Domenico Vadalà del Foro di Reggio Calabria. La parola passa quindi al giudice per l'udienza preliminare, fissata il 7 febbraio 2023.

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