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Coldiretti Rimini, oltre 200 partecipanti al convegno dicono 'no al cibo in provetta'

Il convegno 'Dalla parte delle lucciole. Cos’è la natura? Chiedetelo ai poeti' si è svolto alla presenza di relatori, autorità e studenti

Attualità Rimini | 11:30 - 21 Ottobre 2022 Un momento dell'incontro Un momento dell'incontro.

Il convegno intitolato “Dalla parte delle lucciole.  Cos’è la natura ?  Chiedetelo ai poeti” moderato da Giorgio Tonelli, giornalista, ha visto una sentita partecipazione in termini di relatori, con Davide Rondoni, poeta e scrittore, Stefano Zamagni, economista, Nicola Bertinelli Presidente di Coldiretti Emilia Romagna e Vice Presidente Nazionale, in termini di autorità presenti con il Prefetto Giuseppe Forlenza, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Col. Mario La Mura, il Comandante provinciale della Guardia di Finanza Col. Alessandro Coscarelli, l’Assessore all’agricoltura del Comune di Rimini Francesca Mattei, Manuela Guaitoli in rappresentanza della Provincia di Rimini, l’Assessore Ilaria Riccardi del Comune di Pennabilli, il Presidente di Romagna Acque Tonino Bernabè, il tutto di fronte ad un pubblico numeroso ed interessato, tra cui gli alunni delle classi 4F e 4I del Liceo Scientifico Statale di Rimini “Albert Einstein” accompagnati dalla Prof.ssa Milena Deluigi e dal Prof. Paolo Bezzi, ha affrontato il problema dell’importanza del mondo agricolo rispetto al peso dei colossi multinazionali nell’attività di diffusione della “politica del cibo sintetico”. 

“O cambiano gli esempi dei modelli di sviluppo, oppure arriviamo a un punto di non ritorno. L’agricoltura deve ridiventare centrale - afferma Guido Cardelli Masini Palazzi Presidente di Coldiretti Rimini -  altrimenti rischiamo di perdere la nostra identità. Coldiretti è in prima linea per difendere gli agricoltori, gli allevatori e soprattutto i consumatori – evidenzia Cardelli Masini Palazzi -  dalla deriva del cibo artificiale che vorrebbero introdurre sul mercato giustificando la produzione in fabbrica di carne, latte, uova, miele e chissà quali altri prodotti come necessari per salvare il pianeta o contrastare i cambiamenti climatici. Ma è un grandissimo inganno – conclude Cardelli -  che rischia di sconvolgere in maniera irreversibile il sistema agroalimentare globale imponendo l’omologazione dei cibi e spingendo i consumatori verso un modello di dieta artificiale”

 
“Occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni” sottolinea Nicola Bertinelli evidenziando che bisogna intervenire subito per contenere il caro energia e i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro.

“È inoltre necessario – ha proseguito Bertinelli – tutelare le centinaia di migliaia di posti di lavoro messe a rischio dalla proposta dell’Unione Europea di ridurre di oltre la metà l’uso di sostanze chimiche in agricoltura entro il 2030. Si tratta di un attacco alla nostra agricoltura che è già la più green d’Europa”.

“La demonizzazione di bistecche, braciole, prosciutti, salami, mortadelle che hanno dietro milioni di lavoratori europei, coincide in maniera evidente con la propaganda del passaggio a una dieta unica mondiale, dove il cibo sintetico si candida a sostituire quello naturale. Non lo possiamo accettare” conclude Bertinelli.

Si tratta infatti di una profonda contraddizione che colpisce le piccole tipicità tradizionali che hanno bisogno di sostegni per farsi conoscere sul mercato e che rischiano invece di essere condannate all’estinzione mentre la “carne Frankenstein” ottenuta in laboratorio da cellule in vitro è stata beneficiata da ingenti risorse pubbliche concesse dalla stessa Unione Europea a favore di aziende private. Dietro il business della carne in provetta si nascondono rilevanti interessi economici e speculazioni internazionali dirette a sconvolgere il sistema agroalimentare mondiale e a minare le basi della dieta mediterranea che l’Unione Europea a parole difende.

 

“Con questo convegno – aggiunge il Direttore di Coldiretti Rimini Alessandro Corsini – vogliamo portare all’attenzione dei cittadini-consumatori che consentire la commercializzazione del cibo prodotto in laboratorio significa decretare la fine dell’agricoltura e degli agricoltori, dei nostri allevamenti, della biodiversità, delle tradizioni locali e della cura del territorio che i contadini garantiscono attraverso il loro operato quotidiano.   Ci stiamo spingendo troppo in là – conclude Corsini - è in atto una strategia per tagliare il millenario filo conduttore che esiste tra gli agricoltori e la terra, tra piccole e medie imprese e produzione di cibo naturale. La tecnologia dovrebbe aiutare l’agricoltura a produrre meglio, con più sostenibilità nel rispetto della qualità e della sicurezza alimentare garantendo reddito alle imprese, non sostituire l’agricoltore con lo scienziato”.

 

“Oggi le aziende agricole – precisa Giorgio Ricci Vice Direttore di Coldiretti Rimini e curatore del convegno – dall’ultimo censimento sono diminuite del 30,1% (26,8% in Emilia Romagna)  e molti titolari hanno più di 60 anni. Bisogna invertire la tendenza creando nuove opportunità perché i giovani si impegnino in agricoltura - ribadisce Ricci – e non che si studino sistemi alternativi per la produzione di cibo, o meglio di alternative che non si può definire come tale. I nuovi contadini devono diventare i nuovi presidi del territorio. Giovani che non vogliono fare la vita grama dei padri, ma che sono consapevoli che la perdita dell’agricoltura è una perdita di coesione sociale e che Coldiretti con i mercati di Campagna Amica vuole mantenere e rivitalizzare. Non dimentichiamoci delle parole di Pasolini – conclude Ricci - che affermava che il giorno in cui questo paese perderà contadini e artigiani non avrà più storia.

Il Presidente Nicola Bertinelli, Vice Presidente Nazionale di Coldiretti, ha concluso con un articolato intervento invitando tutti a riconfermare le proprie scelte di consumo per sostenere il mondo agricolo italiano e una scelta consapevole di alimentazione sana e salutare. “Siamo di fronte ad un nuovo ordine mondiale e ad un nuovo equilibrio geopolitico. In questo ragionamento il cibo diventa un punto centrale perché produzione del cibo significa anche sicurezza per la struttura societaria. In tutto l’ordine sociale deve esserci un patto con il mondo agricolo che è l’unico che riuscirà a permettersi di aumentare l’attività diminuendo le emissioni. Per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia nazionale serve ora agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese; nell’immediato bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro”



 

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