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Riccione, cinque mesi di calvario dopo tre operazioni alla schiena. Medici denunciati

Una 72enne riccionese si è rivolta alla Procura

Attualità Riccione | 14:46 - 15 Ottobre 2022 Archivio Archivio.


Due coniugi di Riccione hanno presentato denuncia in Procura, a Ravenna, nei confronti di tre medici dell'Ausl Romagna. La moglie, una 72enne, denuncia di aver subito tre operazioni alla schiena, a fronte dell'unico intervento inizialmente preventivato, di cui due a distanza di una sola settimana, "più diverse radiografie e Tac, che per una 72enne non sono poca cosa".  La donna sottolinea che la cosa più grave è stata "l'aver sottovalutato i dolori derivanti dalla prima operazione". Infatti, racconta, "nonostante le diverse visite effettuate, nessuno si è accorto in due mesi che c'era una vertebra rotta"

Oggi la 72enne, dopo tre operazioni, lamenta ancora dolore alla gamba e al gluteo sinistri, "mentre il piede sinistro non riesco ancora ad appoggiarlo. E non ha riacquistato le sue funzioni principali".

Dando notizia della sua denuncia, racconta il suo calvario. Spiega di aver vissuto per due mesi con dolori lancinanti, a causa della vertebra fratturata, "senza che nessuno si accorgesse del problema" e sentendosi dire "che il dolore era la normalità dopo un intervento chirurgico". Un'operazione a cui si è sottoposta il 13 maggio 2022 in uno degli ospedali del riminese per risolvere un grave problema alla schiena che era stato trattato con terapie conservative e infiltrazioni. "L’intervento sembrava essere riuscito perfettamente, a detta del personale ospedaliero, ma purtroppo, fin da subito ho iniziato ad accusare nuovi e fortissimi dolori, così io e mio marito abbiamo contattato il medico che mi aveva preso in carico e operata per un’ulteriore visita". Il 30 maggio al controllo, avvenuto fuori provincia, "il dottore non ha riscontrato nulla di anomalo, stessa cosa nella visita successiva". Sono seguite altre visite, raggi, tac e per ciò che concerne quest'ultima, "il controllo non è stato così repentino come ci era stato garantito". Non sono arrivate risposte e a quel punto la 72enne si è rivolta a un medico di sua conoscenza, un radiologo: questi ha avvertito che dalla tac era chiaramente visibile una vertebra rotta e che essa sarebbe stata individuabile anche attraverso i raggi. "Con questo responso in mano, abbiamo quindi sollecitato il Dottore che mi aveva operata due mesi prima, il quale ha dovuto confermare quanto già sapevamo. D’urgenza, quindi, sono stata di nuovo ricoverata e operata il 28 luglio. Ma anche questo intervento non è andato perfettamente, visto che il giorno successivo non sentivo più il mio piede sinistro ed avevo ancora dolori fortissimi sia alla gamba sia al gluteo. Il problema questa volta sembrava riguardare un nervo e per questo motivo, già il 4 agosto (nemmeno una settimana dopo!) sono stata operata nuovamente, al fine di liberare quel nervo che nell'intervento precedente era andato in conflitto con una delle viti durante l’operazione. Ad oggi non sappiamo se il nervo sia stato rovinato per sempre o meno".

La 72enne racconta il giorno della terza operazione: "in condizioni psicologiche delicatissime - anche perché ero da sola in ospedale, non potendo i familiari assistermi causa restrizioni sanitarie, come previsto sono stata portata in sala operatoria, ma una volta arrivata mi hanno riportato indietro perché si sono accorti solo all’ultimo momento che il type & screen era scaduto da un paio d’ore e bisognava fare il prelievo del sangue per averne uno nuovo e valido. A quel punto non ho più retto la tensione e ho dato in escandescenza, urlando e offendendo tutti i presenti. Credo, a freddo, che chiunque avrebbe fatto lo stesso se non peggio".

La beffa finale, denuncia, è la prescrizione di una nuova visita ortopedica, fuori dal reparto di ortopedia dove è stata ricoverata per oltre due settimane, con il risultato di sapere di dover fare nuove infiltrazioni: "Ma io ho subito tre interventi principalmente per stabilizzare la schiena, ma anche perché le infiltrazioni - ne ho fatte a decine - non mi davano più alcun beneficio!".






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