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Scuola, insegnanti precari e l'incubo dell'algoritmo per le supplenze

La testimonianza di una giovane insegnante riminese

Attualità Rimini | 08:04 - 18 Settembre 2022 Foto di repertorio Foto di repertorio.

di Nicola Guerra

Per il Ministero dell'Istruzione è impeccabile, ma a farne le spese sono i diretti interessati. Ad anno scolastico ormai iniziato fa ancora molto discutere e ha scaturito non poche polemiche il nuovo strumento digitale di assegnazione delle supplenze: l'algoritmo Gps, che stila le graduatorie provinciali degli insegnanti precari. È già il secondo anno che la scuola si affida a questa nuova tecnologia e numerose sono state, nell'ultimo periodo e in tutta Italia, le segnalazioni di candidati che hanno riscontrato gravi anomalie nell'assegnazione dei posti. Tra queste anche la situazione di una giovane neolaureata insegnante riminese che ci racconta della sua prima esperienza nell'affacciarsi al mondo del lavoro come di un vero e proprio incubo. Come lei, tantissime altre colleghe e colleghi, hanno dovuto affrontare l'ingiusto sistema che non funziona. "Il funzionamento dell'algoritmo non è chiaro a nessuno - commenta l'insegnante - quello che è evidente è che molti candidati con punteggi meritevoli si vedono scavalcati nelle graduatorie da docenti che dovrebbero avere posizioni molto più basse. Così facendo si rischia veramente di compromettere sia la carriera degli insegnanti sia l'intero sistema educativo scolastico, che si doterà di conseguenza di personale meno qualificato".

Ma facciamo chiarezza: è soprattutto il meccanismo delle "preferenze" che sta portando a segnalazioni e critiche nei confronti dell’algoritmo Gps. Una delle casistiche più ricorrenti è  proprio l’assegnazione di una supplenza a chi si trova dopo in graduatoria, in una scuola non inserita fra le preferenze indicate dagli insegnanti stessi nel momento dell'iscrizione alla piattaforma ministeriale. La fase di scelta delle sedi e delle preferenze è fondamentale, e si evince dalle segnalazioni che l’omettere una o più preferenze, un distretto o un Comune significa rinunciare tacitamente alle suddette assegnazioni, con esclusione dalla graduatoria per quelle possibilità. "Questo è un meccanismo spietato" racconta l'insegnante "e sopratutto non ne viene spiegato il reale funzionamento! Inoltre formulare ricorsi è una pratica inutile e improduttiva, le Pec da parte dei sindacati vengono ignorate completamente". Ma se veramente per il Ministero questa tecnica di assegnazione è del tutto priva di anomalie, quello che è evidente è che giovani neolaureati e insegnanti precari dovranno comunque affrontare in modo imprescindibile l'iter infinito di questa macchina infernale, per riuscire (forse) ad ottenere qualche misera supplenza a chilometri da casa propria. Il tutto senza avere risposte concrete e lasciati nell'oblio da parte del Ministero. L'unica speranza per loro rimane quella di ottenere un incarico tramite supplenze di tipo breve da graduatorie d’istituto.

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