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Valmarecchia chiama Rimini e viceversa: non solo turismo

Servono nuove politiche territoriali: non va rotto il legame dei giovani con la terra d'origine

Attualità Novafeltria | 07:12 - 31 Luglio 2022 Pennabilli Pennabilli.


di Alessandro Bianchi*

Nel mio ultimo articolo su queste pagine online suggerivo di favorire un certo “nomadismo” delle popolazioni italiane (ma anche di quelle europee) sul territorio nazionale, per favorire la riattivazione delle economie delle aree interne del Paese, specialmente quelle appenniniche. Cerchiamo di approfondire questo concetto per accendere – se possibile – la discussione anche in questa fase di campagna elettorale, magari per rimpolpare trasversalmente qualche programma politico sui temi della pianificazione urbanistica e dei territori periferici, collinari e di montagna.

Abbiamo capito da tempo che il turismo non è sufficiente a rivitalizzare le aree marginali, soprattutto se si tratta di turismo “mordi e fuggi” o del fine settimana, anzi tali tipi di fenomeni rischiano di depauperare le risorse naturali ed ecosistemiche dei luoghi, sfruttandole e stressandole eccessivamente per intensità di utilizzo temporaneo. Eccessivo carico concentrato nei fine settimana, per poi diminuire quasi a zero durante i giorni feriali o nei mesi autunnali ed invernali. Allo stesso modo, crediamo che la soluzione al degrado non risieda nel tentativo ormai fallito di riportare residenti “permanenti” in queste aree, perché le opportunità lavorative ed i servizi locali non hanno sufficiente attrattività per giustificare tale scelta. Non possiamo ancora puntare su un certo romanticismo nostalgico che cerchi di convincere le popolazioni sulla bellezza della “vita agreste”, della qualità della vita (di una vita “lenta”) che si conduce in campagna, per convincere per esempio le nuove generazioni a non lasciare le terre native. Le nuove opportunità, non solo più a livello nazionale ma europeo, non possono essere marchiate semplicisticamente come scelte di abbandono dei propri territori, ma devono essere riconosciute come possibili risorse per i giovani che però di converso, se ben educati con politiche generose e che guardano al futuro, potrebbero condurre gli stessi giovani alla volontà di voler mantenere un legame costante e continuo con la terra di origine.

Secondo una prospettiva di pianificazione urbanistica e territoriale come incentivare questa idea di fondo di “nomadismo” rigenerativo delle aree interne?

Crediamo che politiche di sviluppo del mercato immobiliare indirizzate a promuovere questa idea, associate allo sviluppo delle reti materiali e immateriali a livello regionale in prima istanza, e poi provinciale, possano divenire una sorta di cambio di prospettiva dirompente per l’attuazione di programmi di sviluppo differente, non più schiacciate sul turismo e neppure sulla chiamata a ripopolare aree che non offrono opportunità simili a quelle urbane. Tali concetti devono essere ovviamente supportati da un robusto sviluppo delle reti internet, da politiche di mantenimento del lavoro agile laddove questo sia applicabile, dalla collaborazione e flessibilità delle istituzioni locali che devono semplificare l’accesso ai servizi.

Anche la Valmarecchia potrebbe diventare una specie di laboratorio di sperimentazione di queste nuove politiche territoriali, attraverso un coordinamento efficace con la Provincia di Rimini. Sarebbe interessante provare a verificare l’efficacia di tali sperimentazioni agendo sulla costruzione del nuovo Piano di Area vasta, insieme a tentativi virtuosistici da attivare nei singoli Comuni lungo l’asse del Marecchia.

Le risorse intellettuali non mancano, così come le persone di buona volontà che da più parti contribuiscono e tengono attiva l’azione di rinnovamento di queste terre così ricche di motivanti manifestazioni storiche, tra paesaggi, architetture e personaggi che ne hanno caratterizzato il profilo contemporaneo.

*professore al Politecnico di Milano, originario di Novafeltria


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