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Siccità e caldo record, ex cave Santarcangelo per stoccaggio acque Marecchie. Il plauso di Coldiretti

Guido Cardelli Masini Palazzi (Coldiretti): tre miliardi di danni da siccità e 500mila metri cubi persi di acqua al minuto

Attualità Rimini | 13:55 - 06 Luglio 2022 Siccità e caldo record, ex cave Santarcangelo per stoccaggio acque Marecchie. Il plauso di Coldiretti



Nei campi il conto dei danni della siccità è salito a 3 miliardi di euro, secondo una stima Coldiretti, con i raccolti bruciati sui terreni senz’acqua mentre esplodono i costi per le irrigazioni di soccorso per salvare le piantine assetate e per l’acquisto del cibo per gli animali con i foraggi bruciati dal caldo.

Lo stato di emergenza per la siccità riguarda quasi la metà del Made in Italy a tavola (44%), con le cinque regioni più colpite che rappresentano il 76% del grano tenero per fare il pane, l’88% del mais per l’alimentazione degli animali, il 97% del riso, ma allevano anche il 66% delle mucche e l’87% dei maiali nazionali. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento ai provvedimenti assunti da parte del Consiglio dei Ministri presieduto dal premier Mario Draghi che ha deliberato lo stato di siccità per le regioni di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna con uno stanziamento di circa 36 milioni di euro. Un territorio nel quale lavorano 225mila imprese che rischiano di chiudere i battenti sotto i colpi della siccità, con i danni che hanno già superato i tre miliardi di euro, secondo Coldiretti.

Il dimezzamento delle piogge nel 2022 ha avuto un impatto devastante sulle produzioni nazionali che fanno segnare cali del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, del 20% per il latte nelle stalle con le mucche stressate dal caldo afoso, del 30% per il frumento duro per la pasta nelle regioni del sud che – sottolinea la Coldiretti – sono il granaio d’Italia. In diminuzione di oltre 1/5 le produzioni di frumento tenero, ma crollano del 30% pure la produzione di riso, del 15% quella della frutta ustionata da temperature di 40 gradi, e del 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove – evidenzia la Coldiretti – si allargano le zone di “acqua morta”, assalti di insetti e cavallette che solo in Sardegna hanno già devastato quasi 40mila ettari di campi.

L’anomalia climatica più evidente quest’anno si è avuta a giugno che ha fatto registrare una temperatura media superiore di ben +2,88 gradi rispetto alla media, su valori vicini al massimo registrato nel 2003, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr che effettua rilevazioni in Italia dal 1800. Uno stravolgimento che pesa sulle coltivazioni, con una siccità che ha causato già danni per oltre tre miliardi nelle campagne – rileva Coldiretti -, ma anche sull’ambiente, dagli incendi triplicati allo scioglimento dei ghiacciai, di cui la tragedia della Marmolada è il più drammatico esempio. Il caldo impatta anche sulle rese agricole con cali medi del 30% nel 2022 per il mais e per il grano, minacciando di condizionare la produzione anche in futuro. Proprio la resa del grano potrebbe addirittura diminuire a livello mondiale del 7% per ogni grado Celsius di riscaldamento globale secondo uno studio della Wheat Initiative, un gruppo di enti pubblici e privati impegnati nella ricerca sui cereali.

Una situazione sulla quale pesa in maniera determinante la mancanza di una rete di invasi capace di trattenere l’acqua della pioggia. Ogni anno, secondo Coldiretti, l’Italia perde 500mila metri cubi di acqua al minuto che potrebbero invece garantire una riserva idrica a cui attingere nei momenti di siccità. con più di ¼ del territorio nazionale (28%) che è a rischio desertificazione.

"La situazione nei territori e le previsioni meteo per i prossimi giorni rendono sempre più evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo. Raccogliamo solo l’11% dell’acqua piovana e potremmo arrivare al 50% – denuncia il presidente della Coldiretti Guido Cardelli Masini Palazzievitando così situazioni di crisi come quella che stiamo soffrendo anche quest’anno. L’Italia ha bisogno di nuovi invasi a servizio dei cittadini e delle attività economiche, come quella agricola che in presenza di acqua potrebbe moltiplicare la capacità produttiva in un momento in cui a causa degli effetti della guerra in Ucraina l’Italia ha bisogno di tutto il suo potenziale per garantire cibo al Paese".

"Plauso al progetto di pianificazione urbanistica del Comune di Santarcangelo, in merito al recupero delle ex cave come bacini di stoccaggio e distribuzione lungo l’asta fluviale del fiume Marecchia che porterebbe ad un recupero di 4 milioni di metri cubi di acqua", commenta  Guido Cardelli Masini Palazzi, Presidente di Coldiretti Rimini.

“E’ l’unica soluzione valida  per risolvere il problema della cronica mancanza d’acqua per uso irriguo – precisa il Presidente  – ricordando  il  problema del DMV (Deflusso Minimo Vitale) troppo elevato sul Fiume Marecchia, per il quale negli anni passati  veniva  richiesta invano la deroga. Riconosciamo l’importante ruolo del Consorzio di Bonifica della Romagna che ha investito sin dal principio con una programmazione che ha ottenuto un finanziamento di 15 milioni di euro: oggi occorre vederlo realizzato.
Ora  è importante  che vengano al più presto organizzati i diversi fattori al fine di snellire la burocrazia progettuale e al contempo proseguire nella valorizzazione turistica, paesaggistica e sportiva”.


“Si può dire che l’opera rientra – afferma il Direttore di Coldiretti Rimini Alessandro Corsininel grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo. Con l’Italia che perde ogni anno l’89% dell’acqua piovana appare evidente, l’urgenza di avviare la realizzazione di una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, per conservare l’acqua e distribuirla quando serve all’agricoltura e ai cittadini, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione".

"Il paradosso  – sottolinea Giorgio Ricci Vice Direttore di Coldiretti Rimini  - è che per i non addetti ai lavori l’agricoltura spreca acqua, mentre , al contrario,  l’agricoltura utilizza l’acqua che restituisce poi all’ambiente".

"Dispiace – sottolinea Ricci  – che alcune frange dell’ambientalismo anziché sostenere l’agricoltura in un momento così difficile a causa dei forti rincari dei fattori di produzione  che spesso non è possibile compensare con il prezzo di vendita dei prodotti e le  alte  temperature  che rendono più difficile la situazione nei campi dove manca l’acqua necessaria ad irrigare le coltivazioni che si trovano in una situazione di stress idrico che mette a rischio le produzioni (tutti elementi che insieme possono provocare la chiusura di molte aziende agricole) puntino l’indice sull’ idroesigenza dell’agricoltura, che invece produce cibo e ha un’importante funzione ambientale e sociale".



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