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La famiglia del minore accoltellato a scuola: "nostro figlio è l'unica vittima"

Nota a firma degli avvocati di famiglia: "caso di bullismo supposto e non verificato"

Attualità Rimini | 17:30 - 11 Febbraio 2022 Ingresso dell'Istituto Scolastico Alberti Ingresso dell'Istituto Scolastico Alberti.

La famiglia del minorenne accoltellato mercoledì scorso (9 febbraio) all'Alberti di Rimini, attualmente ricoverato all'ospedale Bufalini di Cesena, interviene per la prima volta sulla vicenda, in una nota firmata dagli avvocati Monica e Marco Lunedei. L'intenzione era quella di evitare "ogni esposizione o intervento mediatico, al fine di tutelare la serenità del minore già profondamente compromessa dall'aggressione subita", ma ora la famiglia vuole ribattere alle accuse di bullismo, esprimendo lo sconcerto "per il tentativo di spostare l’attenzione da quanto realmente accaduto, mediante il montaggio di un caso di bullismo supposto e non verificato, con la paradossale conseguenza di generare empatia non già nei confronti di quella che è la vittima accertata di un fatto gravissimo, bensì trasformando addirittura l’offensore in presunto oppresso”. Uno sconcerto che si aggiunge "al dolore  allo sgomento per l'attentato", accusa la famiglia, sottolineando che "l’esito infausto è stato scongiurato solo grazie ai riflessi della giovane vittima che ha in parte scansato un fendente potenzialmente letale".

La famiglia parla di "processo alla vittima" che "non può  e non deve essere accettato", anche se "in Italia ci siamo tristemente abituati". “Il bullismo è un fenomeno sociale basato su una relazione di abuso di potere ripetuto e continuato nel tempo ai danni di un soggetto più debole ed incapace di difendersi - prosegue la nota - niente a che vedere con il caso di specie, nel quale un ragazzo – peraltro ripetente e quindi più grande di età – ha aggredito a mano armata ed a sangue freddo un compagno più giovane”.  La preside dell'Alberti, ad ogni modo, aveva negato che l'accoltellamento fosse stato reazione ad atti di bullismo. La famiglia scende nel dettaglio: “Come confermano i compagni di scuola ed il personale scolastico, nostro figlio è un ragazzo solare, socievole, dotato di senso dell’umorismo e di autoironia, forse ingenuo nel considerare tutti amici, compresa la persona che qualche giorno fa ha rischiato di porre fine alla sua vita per uno scambio di battute scherzose reciproche, avvenuto peraltro in un tempo precedente”.

Attraverso i propri legali, il padre e la madre del giovane accoltellato chiedono che "cessi questo scomposto circo mediatico caratterizzato da sentenze già emesse sulla base del nulla, psicologi (o presunti tali) che si sperticano in analisi di personalità su dei giovani che non hanno mai incontrato in vita loro e politicanti che non perdono l’occasione per ritagliarsi i loro 5 minuti di notorietà”.

La famiglia, pur senza nominarla, critica aspramente l'intervento in una lettera aperta del vicesindaco di Rimini Chiara Bellini, che aveva parlato di due vittime: "in questa vicenda ci sono una vittima ed un potenziale omicida, non due vittime come si è letto da qualche parte", si legge nella nota: "l'augurio nostro e quello della giovane vittima è che non capiti ad altri ragazzi di andare a scuola, dove dovrebbero essere tutelati e protetti, e rischiare di morire per un’aggressione violenta ed insensata, per poi vedersi accusati di fatti falsi da una macchina del fango mediatica”. 

I familiari esortano a non far passare "un messaggio di solidarietà o approvazione verso chi decide di manifestare il proprio fastidio (con tutte le riserve sul punto) impugnando un coltello serramanico, che mai neppure avrebbe dovuto giungere in possesso di un minore, ed attentando alla vita di un compagno più piccolo”. Infine, esprimendo la propria fiducia nel lavoro della Magistratura, sprona la direzione dell'istituto scolastico "ad adottare senza ritardo i provvedimenti doverosi e necessari a tutelare l’incolumità e la sicurezza dell’offeso da reato e degli altri studenti, dando un segnale chiaro ed inequivocabile che certe condotte non possono e non devono essere ammesse nè tollerate". "In caso contrario - chiosa la nota - si tratterà solamente di aspettare che un fatto del genere ricapiti, forse la prossima volta con esiti letali”.

 

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