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Rimini, la politica si aumenta i compensi. L'attacco del consigliere Renzi

Il consigliere di Fratelli d'Italia: "privilegi sproporzionati, mentre famiglie e imprese soffrono"

Attualità Rimini | 15:29 - 11 Febbraio 2022 Foto di repertorio Foto di repertorio.


A Rimini sindaco e assessori della giunta ricevono un aumento delle loro indennità, come disposto, per tutti i comuni, dalla legge finanziaria varata dal governo Draghi il 30 dicembre 2021. Si tratta di soldi non prelevati dalle casse del comune, ma dello Stato, per i quali è stata approvata, nei giorni scorsi, variazione di bilancio. L'indennità crescerà nel prossimo triennio: del 45% nel 2022, fino all'80% nel 2024. Invece gli eventuali aumenti delle indennità dei consiglieri comunali sarebbero  direttamente a carico dei riminesi. Se ne discute tra i consiglieri comunali: il gettone di presenza aumenterebbe da 91 a 150 euro, per un aumento complessivo di 2000 euro l'anno (da 5000 a 7000 euro). Al momento è un'idea, poi si vedrà.

Contro gli aumenti, si alza la voce del consigliere Gioenzo Renzi (Fratelli d'Italia), che fa anche i conti. L'indennità del sindaco nei prossimi tre anni aumenterà da 68.700 euro circa a 132.480 euro annui (mensilmente da 5700 euro a 11.040 euro). Il vicesindaco percepirà 99.360 euro (prima 51.538), gli assessori e il presidente del consiglio comunale da 41.230 euro a 79.488. In pratica la sola giunta di Rimini costerà allo stato, nel 2024, da quasi mezzo milione di euro a quasi un milione di euro. Nel mirino finisce così il governo Draghi, che ha disposto un aumento progressivo del fondo dedicato alle indennità di sindaci, assessori e presidenti delle giunte comunali: 100 milioni in più circa per il 2022, 150 milioni per il 2023 e 220 milioni per il 2024. Questo in una situazione di debito pubblico alle stelle (2.686 miliardi di euro) e di pressione fiscale opprimente, al 43%, sui cittadini. "Questa Legge del Governo Draghi non ha alcuna motivazione sottostante e gli aumenti sono quanto di più distante dalla realtà che vivono tutti i nostri concittadini, che attualmente devono confrontarsi con un incremento dei beni di primario consumo, delle materie prime (luce +55%, gas +42%, rispetto al trimestre precedente) e un’inflazione ufficiale del +4,8% (fonte Istat). Sono impensabili simili adeguamenti contrattuali per gli addetti del mondo del lavoro e della produzione, anche in ruoli di primaria responsabilità", accusa Renzi.

Il consigliere è contrario all'ipotesi dell'aumento del gettone di presenza per se stesso e gli altri consiglieri: "incompatibili con il contesto e incoerenti con il mandato conferito dagli elettori, per cui chi ricopre incarichi istituzionali deve essere un esempio e non un privilegiato".  

Renzi boccia totalmente la legge, "incomprensibile e incompatibile nell’attuale contingenza economica di famiglie e imprese" e che "crea privilegi per gli amministratori comunali completamente decontestualizzati e sproporzionati rispetto alla realtà".

 

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