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Caso Carisp: i giudici bocciano la scrittura del Pm, processo è da rifare

"Imputazione non è chiara né precisa"

Attualità Rimini | 15:47 - 15 Dicembre 2021 Foto di repertorio Foto di repertorio.

A tratti lo stile è considerato troppo discorsivo. In altri punti la "tecnica di redazione" si traduce in mancanza di chiarezza e "la cui complessità non agevola il destinatario". In generale, le accuse mosse dalla Procura nel processo 'Varano', uno dei filoni del caso Carisp (Cassa di Risparmio di San Marino) con 30 imputati, condensate in un atto di 500 pagine, "non risultano affatto sufficientemente enunciate in forma chiara e precisa". Per questo motivo il tribunale di Forlì ha annullato il decreto che dispone il giudizio, rimandando ai pm il compito di riscrivere i capi di imputazione. Un provvedimento che blocca un processo iniziato nel 2008 e che impegna i Tribunali della Romagna (Forlì, Rimini e di nuovo Forlì) ormai da oltre un decennio. Coinvolti sono ex dirigenti e dipendenti di Carisp, per ipotesi di riciclaggio, abusivismo bancario e finanziario e associazione a delinquere che si sarebbero svolti, secondo l'accusa, tra il 2004 e il 2009. Ma, come rilevato da un'ordinanza firmata dal collegio presieduto dal giudice Monica Galassi, le contestazioni, per come sono scritte, non risultano chiare. "Le ampie premesse contengono elementi sovrabbondanti, come ad esempio le digressioni effettuate circa la disciplina normativa in ordine all'esercizio dell'attività bancaria, tutt'altro che meramente compilativa, ma chiaramente volta a sostenere la tesi accusatoria, quasi fosse una memoria di parte", scrive il tribunale. L'imputazione "diventa in alcuni punti talmente discorsiva" che "perde un immediato collegamento con la norma oggetto di contestazione e rinuncia a operare la sua funzione di sintesi tra fattispecie astratta e quella concreta". Non è quindi più percepibile "quale sia il soggetto accusato, il contegno materiale assunto, il rilievo causale dello stesso ai fini della lesione del bene dalla norma tutelato, della consapevolezza o meno della condotta o della sua collaborazione con altri correi". Diventa, piuttosto, "un'esposizione priva dei dovuti sommari riferimenti alle fonti di prova acquisite in cui si avanzano ricostruzioni alternative che ricomprendono ogni eventualità possibile senza eleggerne alcuna". Per l'avvocato Guido Magnisi, difensore dell'ex vice direttore Carisp Vladimiro Renzi, dopo quest'ordinanza "non è retorico dire che si tratta di un punto fermo nei rapporti tra Accusa, solo parte processuale, e Giudice finalmente terzo". (Ansa).

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