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Strage Bologna: ex moglie Bellini, "il 2 arrivò tardi a Rimini" 

"Nel 1983 mio suocero mi disse di mentire sull'orario" 

Attualità Emilia Romagna | 15:02 - 10 Dicembre 2021 L'orologio fermo alle 10:25, uno dei simboli della strage L'orologio fermo alle 10:25, uno dei simboli della strage.

 "Nel 2010 sono stata male e ho avuto una crisi di coscienza dopo un percorso spirituale. In quel momento mi vennero i dubbi. Perché Paolo arrivò tardi a Rimini, e in auto accese la radio e disse vediamo che è successo, poi mi guardò con occhi non sinceri". Lo ha detto Maurizia Bonini, ex moglie di Paolo Bellini, principale imputato nel nuovo processo sulla strage del 2 agosto 1980.

Maurizia Bonini è tornata oggi (venerdì 9 dicembre) in aula, a Bologna, dopo la sua testimonianza dello scorso 21 luglio, e ha confermato quanto già detto in quell'occasione, sugli spostamenti dell'ex marito la mattina del 2 agosto. Rispondendo alle domande del presidente della Corte d'Assise, Francesco Maria Caruso, Bonini ha ribadito infatti di aver mentito quando fu sentita dagli inquirenti nel 1983, quando fornì un alibi all'ex dicendo che la mattina della strage si videro alle 9.30 a Rimini, per poi ripartire verso il Passo del Tonale. L'imputato, sostiene ora la donna, sarebbe infatti arrivato a Rimini attorno alle 13, orario compatibile con la sua eventuale presenza a Bologna all'ora della strage in stazione. Per quanto riguarda le dichiarazioni rese nel 1983, Bonini ha nuovamente spiegato: "Mi suocero Aldo Bellini, mi aveva detto di dire di stare al sicuro sull'orario, perché c'erano stati articoli sul giornale che dicevano che Paolo era stato a Bologna". Bonini ha poi accusato l'ex marito di calunnia, in merito a quanto detto in aula da Paolo Bellini su una sua presunta relazione con il cognato, Guido Bellini, nella seconda metà degli anni '70. Infine, ha dichiarato che non le risulta che l'ex marito abbia passato la notte tra l'1 e il 2 agosto in ospedale, a Parma, dove era ricoverato il fratello. 

Su quest'ultima circostanza è stata sentita anche Marina Bonini (anche lei già ascoltata il 21 luglio), vedova di Guido Bellini, che a sua volta ha affermato di non aver mai saputo che il cognato aveva trascorso la notte con suo fratello: "Non so se Paolo è andato in ospedale la notte tra il primo e il 2 agosto, Guido non mi disse nulla, nel modo più assoluto. Io non l'ho visto comunque". Marina però, ha confermato di aver consegnato la figlia Daniela a Paolo Bellini la mattina del 2 agosto, verso le 6-6.30 del mattino, a Scandiano, da dove poi zio e nipote avrebbero dovuto raggiungere il resto della famiglia a Rimini. "Con mia figlia non ne abbiamo mai parlato di quel viaggio, lei non mi ha mai detto nulla. Io non sapevo comunque che fossero arrivati tardi all'appuntamento". Resta quindi il dubbio, se fosse stato Bellini a commettere la strage, su dove avesse lasciato la nipote, a Bologna, in quelle ore, prima di ripartire per Rimini.

I legali dell'imputato, nel corso dell'udienza, hanno chiesto poi due diversi confronti tra Maurizia Bonini, Marina Bonini e Paolo Bellini, richieste però respinte dalla Corte d'Assise. Infine è stato sentito nuovamente anche Michele Bonini, fratello di Maurizia. Il testimone ha ribadito che sua madre, la mattina del 2 agosto, dopo aver accompagnato la sorella Maurizia con i due figli a Rimini all'appuntamento con Paolo Bellini, rientrò tardi in albergo a Torre Pedrera, dopo le 13.30. Una dichiarazione che sostanzialmente conferma quanto sostenuto ora dall'ex moglie dell'imputato. 


 

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