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Sgominato gruppo criminale dedito a frode informatica: le 'menti' residenti a Cattolica

Quattro misure cautelari, indagati per i reati di furto aggravato, frode informatica, accesso abusivo a sistema informatico

Cronaca Cattolica | 10:57 - 20 Novembre 2021 La banda residente a Cattolica La banda residente a Cattolica.

Si spacciavano anche per funzionari di polizia, così da ottenere informazioni dagli Uffici dell'Anagrafe e  le banche per attivare carte di pagamento sottratte ai portalettere durante le loro consegne. Protagonista della vicenda un gruppo criminale - sgominato dalla Polizia di Stato - composto da quattro persone: un 45enne  e un 42enne già noti alle forze dell'ordine,entrambi originari di Napoli ma residenti a Cattolica, - considerati la 'mente' dell'attività e il suo 'braccio destro' - , la moglie del 45enne  e il figlio.


Alla luce dell'operazione avviata nel 2020 e ribattezzata 'The Jackals', i quattro sono indagati per i reati di furtoaggravato,  frode informatica, accesso abusivo a sistema informatico e indebito utilizzo di carte di pagamento elettronico. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bologna, lo scorso 8 novembre, ha disposto la custodia cautelare in carcere  per il 45enne e il 42enne e l'obbligo di dimora nel comune di residenza e presentazione quotidiana alla Polizia Giudiziaria per le altre due persone coinvolte.
Dall'attività investigativa condotta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni per l'Emilia-Romagna è emerso come il gruppo fosse dedito al furto sistematico della corrispondenza assicurata e raccomandata affidata ai portalettere così da impossessarsi e utilizzare poi indebitamente gli strumenti di pagamento contenuti nelle missive come carte di credito, tessere Bancomat e carte revolving per acquisti di beni di lusso o presso esercenti compiacenti. I furti, iniziati nel luglio 2020, hanno colpito numerosi postini che, dopo essere stati seguiti, si ritrovavano con il bauletto dei loro mezzi di trasporto forzato e il contenuto sparito.


Nella maggior parte dei casi, le carte di credito rubate risultavano essere già attive, negli altri casi gli indagati, si procuravano i dati sensibili necessari -  come utenze cellulari, indirizzi, informazioni personali -  chiamando gli uffici di Stato Civile, la Polizia Municipale, le banche, i gestori di servizi di energia e addirittura in alcuni casi spacciandosi anche per personale delle forze di Polizia impegnate in servizi di emergenza connessi all'emergenza coronavirus. L'indagine, diretta dal sostituto procuratore Flavio Lazzarini della Procura della Repubblica preso il Tribunale di Bologna, ha permesso di identificare i componenti del gruppo e di definirne anche i rispettivi ruoli: il 45enne e il 42enne sono considerati l'organizzatore dell'attività criminale e e il suo 'braccio destro'; la moglie del 45enne interveniva nell'attivazione delle carte quando era necessario avvalersi di una voce femminile con gli operatori dei call center mentre figlio era coinvolto attivamente nei furti.


Il danno finanziario arrecato - non quantificabile ma che si dovrebbe aggirare, complessivamente, in diverse centinaia di migliaia di euro - non si limita a quello subito dalle società che emettono le carte di credito e da Poste Italiane ma colpisce anche tutti i mittenti e destinatari delle raccomandate/assicurate rubate - nell'ordine di centinaia di pezzi - che contengono abitualmente le comunicazioni di maggiore importanza tra cui atti giudiziari e notificazioni della
pubblica amministrazione e che sono  andate interamente distrutte.
Le misure disposte dal Gip sono state eseguite da personale della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna in
collaborazione con le articolazioni territoriali di Rimini e Modena.

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