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Il covid aggrava i carichi: nel 2020 a Rimini 221 mamme hanno lasciato il lavoro

E anche 70 papà, la consigliera di parità Ventura: "Il blocco licenziamenti non è bastato"

Attualità Rimini | 09:33 - 28 Settembre 2021 Lasciano il lavoro anche 70 papà Lasciano il lavoro anche 70 papà.

È sempre più rilevante il fenomeno delle neomamme che "volontariamente" lasciano il proprio impiego in provincia di Rimini. L'emergenza Covid e le difficoltà nella conciliazione dei tempi di vita e lavoro hanno portato nel 2020 alle dimissioni volontarie 291 genitori entro i tre anni di vita del figlio, di cui ben 221 mamme e 70 papà. Questo il dato più significativo relativo alla provincia di Rimini, estratto dalla relazione annuale presentata dall'Ispettorato nazionale del Lavoro. Dal report, trasmesso e analizzato dalla consigliera di parità della Provincia di Rimini, Adriana Ventura, si osserva che la provincia riminese "non si discosta, anzi riflette le stesse difficoltà" emerse dal trend nazionale. I dati in questo caso si riferiscono al 2019 e ci dicono che in tutta Italia sono state 37.611 le neomamme dimessesi, per contro i papà erano stati quasi un terzo, 13.947. "Si tratta di dimissioni volontarie ma alla cui base c'è sempre un problema- spiega il consigliere provinciale- il solito che si riferisce alla difficoltà di conciliazione del lavoro di cura e attività lavorativa".
 

Dai dati provinciali si conferma che il problema della conciliazione ricade principalmente sulle donne "quando non c'è una rete famigliare (nonni e altri parenti) che possano supportare i genitori nel lavoro di assistenza e cura dei piccoli, oppure dovuta al mancato accoglimento della richiesta di part time". E ancora, i dati del 2020 sono stati aggravati dal contesto del lockdown. Proprio le donne sono "in maggior misura occupate nel settore dei servizi- motiva- commercio e domestico che spesso danno poca sicurezza e stabilità, pertanto, queste donne lavoratrici sono le prime vittime sacrificali, un fenomeno a cui il blocco dei licenziamenti non è riuscito a mettere freno".
 

E ancora, "neanche lo smartworking in molte situazioni è stato un salvagente- puntualizza- perché in molti casi si è sovrapposto al carico della cura della famiglia e della didattica a distanza, senza più poter avere la possibilità di una separazione degli spazi di cura e lavoro". In conclusione, il tasso di occupazione femminile in Italia raggiunge il 49,5%, "uno dei livelli più bassi d'Europa", sottolinea il consigliere. E su questa percentuale "ha pesantemente influito la chiusura delle scuole e il confinamento domestico- prosegue- che ha messo in dura difficoltà tante lavoratrici mamma". Di fronte a ciò, una possibilità è rappresentata nel piano economico del Recovery Fund, "se troveremo- auspica Ventura- misure e risorse a favore dell'occupazione femminile, tese a combattere le disparità di genere e a implementare nuovi impianti di welfare".

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