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San Marino al voto, referendum per rendere legale l'aborto

Per il codice penale è un reato con una pena prevista dai tre ai sei anni di reclusione

Attualità Repubblica San Marino | 17:32 - 25 Settembre 2021 Foto di repertorio Foto di repertorio.


Domenica 26 settembre 2021 potrebbe diventare una data storica per San Marino. Dalle 7 alle 20, sul Titano si voterà il referendum propositivo per la depenalizzazione del reato di aborto: alle urne sono chiamati 35.411 elettori - 22.970 interni e 12.441 esteri - che potranno esprimere il loro parere, in una consultazione che non prevede quorum, recandosi in uno dei 32 seggi aperti nei 9 castelli della piccola Repubblica oltre ai sei riservati ai cittadini esteri. Sulla scheda i cittadini troveranno scritto: "Volete che sia consentito alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione, e anche successivamente se vi sia pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto che comportino grave rischio per la salute fisica o psicologica della donna?".

A San Marino, a 43 anni di distanza dalla legge italiana, le donne non possono abortire neanche se sono in pericolo di vita e l'interruzione di gravidanza è per il codice penale un reato con una pena prevista dai tre ai sei anni di reclusione. Il referendum di iniziativa popolare, che ha visto in prima linea l'Unione donne sammarinesi (Uds), segna il momento culminante di un percorso iniziato nel 2003 con la prima proposta di legge in questo senso da parte della parlamentare di Sinistra Unita, Vanessa Muratori. Con l'azione decisiva delle donne di Uds, in cui anche la Muratori milita, si è ottenuta, la scorsa estate, l'approvazione degli organi garanti della Costituzione del quesito referendario. Due i comitati in campo, quello per il Sì all'aborto, e il comitato per il No sostenuto dalle associazioni cattoliche. Tra le forze politiche a prendere posizione, prima tra tutte il Pdcs, la democrazia cristiana sammarinese, decisamente contrario; Rete e Libera si sono espressi a favore mentre gli altri schieramenti politici hanno lasciato libertà di coscienza. 

 

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