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Calcio, Valter Berlini fa l'abbonamento al suo Livorno: 'E' un atto di amore'

'Tre anni stupendi, credo nel club e in Igor Protti: si valorizza il legame col territorio. A Rimini non è così'

Sport Rimini | 14:25 - 07 Settembre 2021 Da sinistra Valter Berlini in biancoroso e Igor Protti ai tempi di Livorno Da sinistra Valter Berlini in biancoroso e Igor Protti ai tempi di Livorno.

Un abbonamento in tribuna centrale per il nuovo US Livorno 1915 che riparte dall’Eccellenza. E’ la lodevole iniziativa di Valter Berlini, ex giocatore del Rimini ma anche del Livorno, club in cui militò per tre stagioni, vincendo un campionato di serie C2 nella stagione 83-84 con Renzo Melani allenatore: nessuna sconfitta, sette reti subite, promozione in tasca già a febbraio. Lo stadio Ardenza era inespugnabile. Il quotidiano locale il Tirreno ha dedicato una pagina con una intervista al Vecio.

Valter Berlini, perché l’ha fatto?

“Il calcio mi ha dato tanto e io cerco di restituire qualcosa al territorio con un gesto simbolico. Lo feci anche al Rimini nella prima stagione di Grassi acquistando due tessere: ricoprii anche l’incarico di responsabile del settore giovanile del tutto gratuitamente. Un gesto d’amore per la società che mi ha lanciato come calciatore e che mi ha permesso di intraprendere una carriera professionistica ventennale. Il calcio per me è soprattutto questo. A Rimini vinsi il mio primo campionato di C che ero un ragazzino – è della classe 1955 - , nella stagione 1975-1976; a Livorno sono stato benissimo, ci sono tifosi entusiasti tanto che i 2500 abbonamenti sono già andai esauriti su un capienza di cinquemila ridotta a caude della pandemia. Ho un forte legame con quella terra. E' una nuova alba per il calcio e c’è un amico come Igor Protti, nelle vesti di dirigente, che è una garanzia. Con lui ho giocato nella terza stagione in amaranto. Ragazzino, arrivava da Rimini assieme al cugino Stefano Protti, a Lele Zamagna. Con loro anche il riccionese Stefano Ceci e Luca Gaudenzi proveniente da Ancona. Ho telefonato a Igor e gli ho annunciato il mio desiderio: lui regalerà la mia tessera a qualcuno che ne potrà fruire. Ma è chiaro che a Livorno ritornerò a salutare tutti gli amici”.

Igor Protti è una icona a Livorno.

“Il presidente onorario è Enrico Fernandez, un ex dirigente, quello attuale Paolo Toccafondi era un ragazzino quando ero al Prato guidato da suo padre Andrea. In più l’amico Osvaldo Jaconi, mio allenatore al Rimini e tecnico del Livorno promosso in serie B, è stato nella commissione dei saggi istituita dal sindaco e in cui c’era pure Renzo Melani per decidere a quale cordata affidare la rinascita del calcio cittadino. In più il presidente della Ternana Stefano Bandecchi è un livornese e sarà lo sponsor. La società è rinata, contraddistinta dalla livornesità di protagonisti che nutrono amore sincero per la causa. La competenza professionale a mio parere è data oltre che dalle capacità, anche da un’appartenenza autentica ai colori sociali che pochi hanno. Insomma, mi sento rappresentato da questo identikit di società. Tra l’altro puntando sul territorio puoi contenere i costi mantenendo un buon livello di professionalità”.

Identità, passione, territorio: questo è il motto della rinascita anche della squadra cittadina del basket riminese RBR. Nel calcio, invece…

“Cinque anni fa abbiamo provato a intraprendere questa strada con Giorgio Grassi, con personaggi del territorio. Si era creato all’inizio entusiasmo, poi purtroppo le cose hanno preso un’altra piega. E mi pare che la deriva sia tale che esiste purtroppo uno scollamento forte tra chi tiene le leve e la città. E' evidente dalle scelte che sono state fatte negli ultimi tempi”.

E’ un discorso che coinvolge anche il settore giovanile.

“Negli ultimi cinque anni a parte Scott Arlotti non c’è un giovane che si sia guadagnato la prima squadra in pianta stabile. Possibile? Facciamoci delle domande. Nei ragazzi bisogna crederci, lavorarci, ci vuole pazienza. E così ci ritroviamo in serie D under che vengono da centinaia di chilometri. Anche negli staff tecnici vedo che si è smarrito il legame col territorio. E’ proprio vero il motto latino: nessuno è profeta in patria. E pensare che tanti come il sottoscritto potrebbero rendersi utili per il club della propria città”.

C’è anche un altro aspetto, però, da considerare: molti ragazzi si perdono per strada.

“L’ho detto più volte. Bisogna trasmettere ai giovani la passione e non la falsa aspettative di sfondare per alimentare le quali i genitori spendono anche 30 euro all’ora in lezioni private di tecnica calcistica. I ragazzi vengono usati come bancomat. Il calcio è un gioco collettivo, è spirito di squadra; la tecnica si affina assieme ai compagni. Bisogna piuttosto valorizzare l’appartenenza. Ci sono bambini che a 10-12 anni vengono sballottati tutto il giorno anche in province lontane per inseguire a tutti i costi un sogno. Non è educativo, non va bene. E’ dimostrato che il tasso di abbandono alla lunga in questi casi aumenta: c’è la crisi di rigetto. I bambini invece devono crescere nel loro ambiente, a 14 anni se c’è l’opportunità vanno allora giocare nella squadra della propria città. E’ un messaggio che rivolgo in primis ai genitori e ai dirigenti di società”.

Stefano Ferri

In gallery: 1) l'articolo del quotidiano Il Tirreno: Berlini è in basso a destra coi baffi. 2) Berlini capitano del Livorno con klausi Bergreen del Pisa. 3) Berlini in azione al Romeo Neri. 4) Igor Protti ai giorni nostri nelle vesti di dirigente.

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