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Green Pass: controlli dei ristoratori solo in caso di certificati falsi

Le sanzioni saranno pagate dal cliente laddove non ci siano responsabilità palesi a carico dell'esercente

Attualità Rimini | 14:02 - 11 Agosto 2021 Foto di repertorio Foto di repertorio.


Parte la stretta del Viminale con "massima attenzione alle attività di verifica e controllo" del Green pass da parte delle forze dell'ordine, con verifiche a campione e in particolare nei luoghi turistici e della movida. Verifiche che saranno svolte ora anche alla luce della circolare diffusa dal Ministero dell'Interno, secondo cui anche gli esercenti ( ma sarà "discrezionale") potranno chiedere l'esibizione di un documento di identità (quindi accedere a una "seconda fase" della verifica, che non sarà sempre necessaria) oltre all'utilizzo della app che scannerizza il Qr Code del certificato.

"Tale verifica si renderà comunque necessaria nei casi di abuso o elusione delle norme. Come ad esempio quando appaia manifesta l'incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione", si legge nel documento. Inoltre "l'avventore è tenuto all'esibizione del documento di identità". Resta fermo il punto secondo cui le multe, in caso non si accerti la corrispondenza tra il certificato e l'identità del possessore, "la sanzione risulterà applicabile nei confronti del solo avventore, laddove non siano riscontrabili palesi responsabilità anche a carico dell'esercente".

Riguardo agli eventi sportivi e agli spettacoli, nel documento viene anche precisato che, oltre ai pubblici ufficiali, saranno anche gli steward e i gestori delle strutture a poter controllare i pass. Già qualche ora prima la diffusione della circolare il Garante della Privacy, citando il Dpcm dello scorso 17 giugno, aveva fatto notare che anche "i titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi" possono richiedere agli intestatari della certificazione verde di esibire un documento d'identità. I ristoratori sottolineano: "ci auguriamo che la nostra 'richiesta' della carta di identità avvenga soltanto laddove si ravvisi una palese contraffazione del certificato. E in quel caso, se il cliente si rifiuta di esibire il documento, chiameremmo le forze dell'ordine. Non possiamo sostituirci a un pubblico ufficiale", avverte il direttore generale della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) di Confcommercio, Roberto Calugi.



 

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