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Ospedale di Novafeltria, "Nova è" lancia l'allarme: "Così è la morte della Valmarecchia"

Continui depotenziamenti e assenza di servizi essenziali "comprometteranno il futuro dell'entroterra"

Attualità Novafeltria | 13:38 - 30 Luglio 2021 L'ingresso dell'ospedale di Novafeltria L'ingresso dell'ospedale di Novafeltria.


È un vero e proprio grido di allarme quello che il comitato "Novae è" esprime sullo stato in cui versa l’ospedale Sacra Famiglia di Novafeltria, oggetto di «comtinui depotenziamenti a seconda degli avvicendamenti direzionali e politici».

Il gruppo di cittadini ha richieste chiare, ben elencate in una nota inviata alla stampa: «Si garantisca il modo permanente il reparto di medicina generale, di chirurgia semplice per i day surgery o gli eventuali week surgery, il pronto soccorso, quantomeno presidiato ad un medico o un organico che sia dedicato all'emergenza/urgenza».

Il tono è sconfortato, ma rimane combattivo: «In questi  ultimi cinque anni non è stato fatto alcun passo in avanti nonostante gli attuali amministratori, in tempi non sospetti, abbiano sostenuto le istanze che ancora oggi il Comitato porta avanti con impegno e competenza». Oltretutto «le recenti dichiarazioni del nostro sindaco Stefano Zanchini al summit di Casteldelci ci lasciano molto perplessi, dal momento che non ha fatto menzione di nuovi servizi ma solo di un esiguo aumento di ore, inadeguate a evitare le continue peregrinazioni degli utenti delle prestazioni specialistiche».

Sono molte le risposte non pervenute, come «la stabilizzazione dell’attività chirurgica, la mancanza di personale in grado di sostituire quello in ruolo nel periodo delle ferie, gli atti necessari a far ripartire la ginecologia, la ripresa del day hospital oncologico, i tempi di attesa per l’ecocardiogramma con un’agenda chiusa fino a maggio 2022 o per le visite oculistiche rimandate a luglio 2022 o per una colonscopia posticipata a gennaio 2022». Totale infine  il silenzio sul pronto soccorso, «presidio di vitale importanza per la sopravvivenza di  un territorio montano». A questo si aggiungono i disagi  giornalieri dei cittadini nel rapporto con il medico condotto. «Non sono accettabili mesi di attesa per una visita urgente, che diventano ore presso un ambulatorio privato, magari sempre con lo stesso professionista. Se continuiamo a far finta che tutto vada bene c’è il rischio di compromettere il futuro dell’entroterra».
 

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