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Covid: malattia più grave per fattori genetici. La ricerca tra Iss e Università di Ferrara

Oltre 800 persone coinvolte nell’indagine, la conclusione entro settembre

Attualità Repubblica San Marino | 14:22 - 08 Luglio 2021 Conferenza stampa di presentazione dei primi risultati della ricerca Conferenza stampa di presentazione dei primi risultati della ricerca.


Entra nel vivo lo studio genetico sul Covid- 19 realizzato dall’Istituto per la Sicurezza Sociale di San Marino in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione dell’Università di Ferrara. I dati preliminari sono stati presentati oggi (giovedì 8 luglio) a San Marino, nel corso di una conferenza stampa alla presenza del Direttore Generale ISS Alessandra Bruschi, del Direttore Sanitario Sergio Rabini, dell’Infettivologo dr Massimo Arlotti, del professore Michele Rubini dell’Unità di Genetica Medica dell’Università degli Studi di Ferrara e l’infermiera Anna Laderchi.

La ricerca scientifica si pone l’obiettivo di identificare i fattori genetici che possono influenzare l’infezione da nuovo coronavirus, il Sars CoV-2, responsabile della malattia Covid-19. Lo studio, di tipo osservazione ha ottenuto il parere favorevole all’unanimità dal Comitato Sammarinese di Bioetica il il 21 luglio 2020 ed è partito nel novembre 2020: avrà una durata di due anni e si differenzia da altre indagini genetiche in quanto prende in considerazione non solo le persone infettate, ma anche coloro che pur convivendo con casi di COVID-19 non hanno contratto il virus.

L'INDAGINE L’individuazione dei volontari è iniziata nel novembre 2020 e si è conclusa nel giugno 2021. Da ogni soggetto inserito nello studio sono stati raccolti dati clinici e un campione di sangue, utilizzato per ottenere DNA, necessario per le successive indagini genetiche.

Lo studio coinvolge un campione rappresentativo della popolazione sammarinese di 823 persone, tutte maggiorenni. Tre quarti  del campione selezionato aveva contratto il COVID-19, un quarto del campione invece è stato esposto ad alto rischio infettivo. A questi si aggiungono 384 soggetti sani di controllo.

Nel dettaglio, la casistica COVID-19 comprende per 3/4 pazienti con malattia lieve (in trattamento domiciliare), 10% pazienti con patologia moderata o grave (ospedalizzati) e 15% circa di casi asintomatici.

I PRIMI RISULTATI Al momento è in corso il completamento del database clinico e della biobanca di DNA. I risultati preliminari sono stati elaborati su un terzo della casistica COVID-19 e sembrano confermare la presenza di fattori genetici associabili allo sviluppo di sintomatologia a seguito del contagio con coronavirus, nonché una tendenza all’evoluzione grave della patologia.

Una volta giunte a conclusione le indagini genetiche si pongono l’obiettivo di analizzare sia le varianti genetiche che possano dare refrattarietà all’infezione da Coronavirus, sia le varianti che possano associarsi a uno sviluppo più grave della patologia respiratoria. Le analisi genetiche iniziate in giugno proseguiranno per tutto luglio e agosto. Prevedibilmente i risultati conclusivi dello studio saranno ottenuti entro settembre 2021.

 

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