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Scudetto Inter: che festa a San Vito. Lothar, il supertifoso: 'In tutto il mondo per la mia passione'

Appuntamento domenica 20. Renzo Bargellini, la storia pirotecnica di una fede incrollabile. 'A Mosca mi hanno fermato'

Sport Rimini | 07:25 - 13 Giugno 2021 Renzo Bargellini conosciuto come Lothar: è di San Vito il super tifoso dell'Inter Renzo Bargellini conosciuto come Lothar: è di San Vito il super tifoso dell'Inter.

Il diciannovesimo scudetto dell’Inter merita una festa ad hoc, del resto il tricolore manca da undici anni. La organizzano domenica 20 giugno al bar Acli di San Vito, nel piazzale della chiesa, gli Inter Club di Longiano (è il più vecchio della zona: è nato nel lontano 1984), San Mauro e San Marino: in totale sono circa 250 iscritti. Sarà aperta a tutti. Si comincia alle ore 18. Per i partecipanti a disposizione (gratuitamente) pizza, torte, piadina con vino e birra. Verranno rivissuti i gol di campionato e Champions su un maxi schermo giusto per non perdere l’emozione dei momenti esaltanti. Ci sarà la musica con i vari inni dedicati all'Inter. Invitati speciali il sindaco di Rimini Andrea Gnassi e l’ex assessore Roberto Biagini, due di fede nerazzurra (e chissà che sotto la bandiera non possano suggellare la pace…), e sarà ospite una delegazione della Curva Nord di San Siro, il cuore del tifo.

L’anima, il cerimoniere, è Renzo Bargellini da San Vito, detto "Lothar" ovviamente in onore dell’ex centrocampista Matthaus, in tribuna soprannominato  “Rimini”. Alla festa sarà tra i protagonisti: verrà proiettato un video della durata di una mezzora preparato in occasione del suo 50esimo compleanno che racconta la sua incrollabile fede nerazzurra.

Renzo “Lothar” Bargellini ha 55 anni quaranta dei quali spesi al seguito dell’Inter negli stadi di tutta Italia e del mondo. “In tanti anni mi ha fermato solo il coronavirus: lo stadio è diventato tabù. Mai era accaduto prima” spiega Bargellini che vola su aerei, sale su treni e navi pur di essere lì dove l’Inter chiama. Chiamale, se vuoi, emozioni (nerazzurre). “In tanti anni avrò saltato una ventina di partite di campionato, per anni il club mi ha regalato l’abbonamento come premio per il mio attaccamento” rivela.

Renzo Bargellini, come è cominciata la tua vita da tifoso?

“La prima partita che vidi fu Inter-Juve dell’82 terminata 0-0. Andai a Milano in treno. La mia fede nel campionato successivo ha subito il primo esame severo:  partii da casa in Vespa 125 alle 5 del mattino per arrivare alle 14 a San Siro. Perdemmo in con la Sampdoria 1-2. Al ritorno, non potendo fare l’autostrada e non avendo il navigatore, mi persi. Arrivare a casa non fu semplice. E’ mio il record di presenze dei tifosi nerazzurri a San Siro, nessuno ha fatto meglio di me” dice orgoglioso del suo primato. E racconta come in un campionato riuscì a battere capitan Zanetti che pure giocò tutte le 38 partite. “Io collezionai una presenza in più: 39. In quella stagione la partita di Parma non si disputò per neve, ma io ero là allo stadio Tardini quando fu deciso che  la partita veniva rinviata” puntualizza.

Bargellini è una icona del tifo nerazzurro. La sua casa è un museo tante sono le foto che lo ritraggono con i personaggi che hanno fatto la storia del club: da Peppino Prisco a Moratti, ad Ernesto Pellegrini (“è nata tra noi una bella amicizia, spesso ha invitato a pranzoil sottoscritto ed altri a casa sua prima della partita”), da Mazzola a Bergomi, da Rummenigge a Facchetti il quale una volta a Borlange, in Svezia, città a cento km da Stoccolma, alla sua vista esclamò: “Anche qui sei, non ci posso credere! Ma tu Renzo una linea di febbre non ce l’hai mai?”. Già, perché il nostro Lothar ha girato il mondo per seguire le gesta della amata Inter: tutta Europa con le trasferte nelle varie Coppe, Pechino per la finale di Supercoppa Italiana, Abu Dhabi per la Coppa Intercontinentale. A Mosca è finito in gattabuia. Nella piazza Rossa con un pizzico di incoscienza un manipolo di ultras ha srotolato uno striscione bello lungo: ‘Romagna nerazzurra’ e si è messo a scattare foto, cosa assolutamente vietata. Presi e sbattuti in una camera di sicurezza in attesa di accertamenti. “Ci avevano scambiato per attivisti politici – spiega Lothar –; il nostro referente dell’agenzia viaggi è stato costretto a mille peripezie per spiegare che noi eravamo solo tifosi di una squadra di calcio, l’Inter. Non sono stati bei momenti” racconta sorridendo. E adesso tutta la sua storia in nerazzurro finirà in un libro in fase di redazione dal titolo “La mia vita da tifoso” edito da Maggioli Editore e scritto con Mauro Villa dell’Inter Club Riccione.

Lothar, dimmi la verità: ormai non ci speravi più nello scudetto.

“Diciamo che mi ero dimenticato del suo sapore e mi ero assuefatto allo sfottò dei tifosi asvversari: ‘Non vincete mai’. Avevo perso il gusto di festeggiare”.

Non dirmi che la passione è la stessa di una volta…

“C’è sempre la passione e tieni conto che quando l’Inter non giocava ai tempi belli ero al Neri a tifare per il Rimini”.

Quanto ti costa l’Inter? Hai fatto una botta di conti?

“Beh, sul lavoro (fa il gommista a Rimini, da Mastellari Gomme di via Francia 2 di fronte alla SCM, ndr) ho sfruttato dei giorni di ferie in modo da affrontare le trasferte all’estero e comunque devo qui devo ringraziare tutti i miei datori di lavoro per la loro grande disponibilità. Quanto al portafoglio, credo che se avessi avuto un altro hobby diverso da questo, mi sarei potuto permettere una bella villetta. Ma non sono pentito di nulla. Ho fatto dei sacrifici, ho rinunciato alle vacanze e ai divertimenti dei ragazzi come la serata in discoteca, ma non tornerei indietro. Ho vissuto, vivo nel mondo che amo”.

Undici anni di digiuno: non hai avuto la tentazione di mollare tutto?

“E’ stato un digiuno pesante, ma per amore di questa maglia ho stretto i denti e sono andato avanti”.

Mai un episodio spiacevole?

“In qualche trasferta dove non eravamo numerosi, ad esempio ad Ascoli e a Pescara, è accaduto purtroppo di essere coinvolto in risse. In una di queste mi hanno spaccato il naso. A Vienna nel 1990 per la partita di Coppa contro il Rapid trovammo ad aspettarci i tifosi dell’Austria Vienna: Ci tirarono di tutto per saldare i conti del ko della stagione precedente a Milano”.

I tre giocatori a cui sei più legato?

“Ovviamente Matthaus, un giocatore di grande carisma oltre che di tecnica sopraffina; Nicola Berti perché si meravigliava dei miei sacrifici e aveva una simpatia contagiosa; Darko Pancev era un mio tifoso: sull’aereo intonava il coro per me: ‘Renzo, uno di noi’”.

Il divorzio da Conte come l’hai preso?

“Non ero contento al suo arrivo perché nel 1998 in un match contro la Juve per un rigore che l’arbitrò si inventò a favore della Juve e che Del Piero sbagliò, disse che noi tifosi interisti sapevamo solo piangere. Diciamo che questo tricolore ha cancellato quella uscita infelice”.

Ora arriva Simone Inzaghi…

“Il meglio che si poteva prendere in relazione al budget della proprietà. Ho fiducia”. 

Lothar, il tuo sogno?

“Più che un sogno ho un desiderio: dobbiamo dare continuità, vincere un altro titolo. Non possiamo fermarci ancora così a lungo”.

Stefano Ferri

Nella gallery: 1) Renzo Bargellini conosciuto come Lothar assieme ad Adriano. 2) Al fianco di Beppe Bergomi. 3) Con il mitico avvocato Giuseppe Prisco - vicepresidente dell'Inter dal 1963 al 2001 - a Vienna nel 1990 con Maurizio Venturini e Mauro Sarti. 4) Con il presidente Ernesto Pellegrini. 5) In Piazza Ross a Mosca: Renzo Bargellini (a destra) è con Angelo Lorusso e Luca Riminucci).

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