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Calcio, l'ex Rimini Andrea Montanari alla terza promozione in C: hurrà col Monterosi

La cittadina di neppure 5mila abitanti è in provincia di Viterbo. In squadra anche Alessio Petti

Sport Rimini | 10:12 - 01 Giugno 2021 Andrea Montanari in biancorosso Andrea Montanari in biancorosso.

Andrea  Montanari, complimenti. Ha vinto il suo terzo campionato di serie D: dopo Castel Rigone e Rimini ecco il Monterosi allenato da David D’Antoni, altro ex giocatore biancorosso nell’ultima stagione dell’era Cocif, in serie C con Mauro Melotti in panchina (2009-2010).

“Abbiamo battuto nell'ultima partita il Latina, la seconda della classe, per 2-0 e a tre partite dalla fine con 74 punti siamo aritmeticamente in serie C visto che il vantaggio è di 18 punti. Una bella soddisfazione: solamente nel 2005 il Monterosi disputava la Seconda categoria – dice il centrocampista di Cesenatico classe 1987 - . Un successo quindi venuto da molto lontano. Tenete conto che abbiamo collezionato 22 vittorie, 8 pareggi e una sola sconfitta, contro il Carbonia. Abbiamo centrato l’obiettivo che in precedenza era sfuggito due volte per un soffio a vantaggio di Arzachena e Grosseto”.

Quanto abitanti ha Monterosi?

“E’ un piccolo centro di neppure cinquemila abitanti della provincia di Viterbo. Dista circa 40 km da Roma e 30 dal Grande Raccordo Anulare della Capitale. Monterosi sarà tra i centri più piccoli dell'intera Lega Pro. Un motivo in più per comprendere che le favole esistono. Soprattutto nel calcio”.

Forse il girone G non era tra i più agguerriti...

“Non è così. E’ uno dei più tosti storicamente con club laziali e campani. Un piccolo aiuto ce lo ha dato il covid: giocare senza pubblico ha annullato il fattore campo, negli stadi più caldi siamo stati più tranquilli, diciamo così”.

Lei è arrivato ad ottobre.

“Ho giocato una ventina di partite da mezzala nel 3-5-2, un modulo che non mi fa impazzire, in gran parte da titolare, e ho segnato un gol. Sapete che non sono un goleador – esclama sorridendo - Qualcuna l’ho saltata per il virus, ma nessun problema di salute: ne sono uscito più in forma di prima. Ho portato il mio contributo alla causa e mi sono divertito. Ho dimostrato che la vecchia guardia dice ancora la sua alla faccia delle assurde regole degli under: per me deve giocare chi è bravo e merita come quando ero ragazzo io. Il calcio è cambiato in peggio: la meritocrazia conta sempre meno e poi io sono un tipo schietto, che dice sempre quel che pensa anche se può non far piacere”.

Pareva destinato al Rimini. Che è successo?

“Se ne è parlato ma al momento di stringere non se ne è fatto nulla e mi dispiace. Allora ho preso altre strade, non potevo permettermi di perdere altri treni. Forse avrei potuto essere utile alla causa biancorossa. Ma è andata bene lo stesso anche se la lontananza da casa si sente: ho un bimbo di venti mesi di nome Federico (la compagna è Greta) e me lo sono potuto godere poco perché Monterosi non è propriamente dietro l’angolo. Ma chi fa questo mestiere deve mettere in conto anche questo”.

Il segreto del successo?

“Società organizzata, di persone brave e competenti, squadra forte e un gruppo coeso, di amici dentro e fuori dal campo. E poi il paese è tutto con noi. Uno dei miei compagni di squadra è Alessio Petti, un altro ex biancorosso”.

La promozione più bella?

“Quella di Rimini ha il sapore di Romagna e dunque è tanta roba, ma come faccio a mettere in secondo piano le altre? A Castel Rigone, un paese di 300 abitanti, l’anima era l’imprenditore del cachemire Brunello Cucinelli noto in tutto il mondo e vi ho detto tutto; qui a Monterosi abbiamo dominato il girone”.

Rimarrà a Monterosi?

“Vedremo. Mi piacerebbe fare la serie C (bisognerà emigrare a Viterbo o altrove perché lo stadio non è a norma, ndr) perché mi ritengo in grado di disputarla, ma non mi fisso sulla categoria. Vedremo le scelte della società e le offerte economiche che sono importanti, ma comunque non sono tutto.  Deve coinvolgermi il progetto, soprattutto”.

Stefano Ferri

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