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Covid, a Rimini il casco che salva dalla rianimazione

La tecnica usata all'"Infermi" in due terzi dei casi ha evitato il ricorso in rianimazione

Attualità Rimini | 08:01 - 02 Aprile 2021 Un reparto di rianimazione Un reparto di rianimazione.

Sembra il casco usato dai palombari ma permette ai pazienti con grave insufficienza respiratoria, come quelli con la polmonite da Covid-19, di respirare. Il casco è stato inventato e prodotto in Italia e sono quasi solo i rianimatori italiani a utilizzarlo. Uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Jama, dimostra che la via italiana al supporto respiratorio non invasivo, con questo casco, può essere vincente nei pazienti con Covid-19 perché riduce del 40% la necessità di ricorrere all'intubazione, rispetto all'ossigenoterapia ad alti flussi, che è considerata il supporto respiratorio ottimale in caso di ipossiemia. 

Domenico Luca Grieco e Massimo Antonelli (per il Gruppo di Studio Covid-Icu Gemelli), sono gli autori del lavoro e suggeriscono che il casco potrebbe essere il modo migliore per far 'respirare' questi pazienti, riducendo la necessità di ricorrere all'intubazione e alla ventilazione meccanica invasiva. "Il casco è un approccio tutto italiano. Lo studio, ricorda Massimo Antonelli, direttore dell'Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e Tossicologia clinica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e professore ordinario di Anestesiologia e Rianimazione all'Università Cattolica, campus di Roma, "è stato finanziato dalla Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) e condotto in collaborazione con l'Ospedale di Rimini e le Università di Ferrara, Chieti e Bologna". Il lavoro è stato condotto tra ottobre 2020 e febbraio 2021 su 109 pazienti arruolati presso alcune unità di terapia intensiva italiane.

A credere nei caschi per i pazienti con Covid-19 sono stati anche 5 imprenditori italiani (Flavio Cattaneo, Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, Isabella Seragnoli e Alberto Vacchi) che, la scorsa primavera, tramite l'associazione 'Aiutiamoci', da loro fondata, ne hanno acquistato diverse centinaia, per donarli a varie Regioni Italiane, tra le quali il Lazio. Una parte dei 'caschi' utilizzati presso il Columbus Covid2 Hospital-Gemelli.

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