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Casa Don Gallo in agitazione: "Fondi insufficienti dal Comune, non bastano per le bollette"

La convenzione ha coperto solo una parte dei costi: "L'emergenza sanitaria non c'entra"

Attualità Rimini | 16:02 - 31 Marzo 2021 La protesta di casa Don Gallo La protesta di casa Don Gallo.


Casa Don Andrea Gallo riapre il dibattito sull'emergenza abitativa a Rimini, in una giornata in cui, in tutt'Italia, è previta la chiusura dei progetti di emergenza freddo. "A Rimini questo significa che le persone accolte in questi tre mesi nel piano freddoafferma Moriba Traore, operatore di Casa Gallo - torneranno in strada, aumentando le fila delle 466 persone senzatetto incontrate nel 2020 dalla rete delle Unità di strada, alle quali corriamo il rischio – senza un ripensamento radicale e profondo dei servizi e delle politiche preposte – si sommino rapidamente una percentuale sempre più importante di persone in precarietà abitativa che ha trovato risposta, durante i mesi invernali, all'interno di residence e alberghi dai quali verranno sfrattati con l'arrivo della stagione estiva (il 45% degli accessi al Guardaroba solidale è rappresentato da persone in questa condizione abitativa)".

I volontari di Casa Don Gallo ricordano Arianna, la giovane laureata precaria, deceduta a seguito di un incendio nel residence dove viveva: "La precarietà abitativa e lavorativa colpisce infatti tutti e il 30 giugno prossimo, senza provvedimenti in materia, scadrà anche il blocco dell'esecuzione degli sfratti per morosità incolpevole". Per Casa Don Gallo il sistema di welfare e di assistenza dà insufficienti risposte, in primis perché "la popolazione dei senzatetto" non è categoria omogenea, con bisogni diversi e quindi "non può essere oggetto di interventi uniformi", in secondo luogo perché la situazione peggiora costantemente, con un aumento delle disuguaglianze e la crescita del numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta. In più la pandemia avrebbe richiesto "soluzioni nuove, più idonee e che possano rappresentare un passo avanti nel superamento della logica dell'assistenzialismo".

Per ciò che concerne i progetti di emergenza freddo, Manila Ricci di Casa Don Gallo ha evidenziato diverse criticità della convenzione con il comune di Rimini per gestire la struttura di via De Warthema, che dà ospitalità a persone senza tetto. La razionalizzazione delle spese e la logica del minor costo possibile sfociano in un progetto che si basa sul lavoro volontario, gratuito o sottopagato, "lasciando operatori ed operatrici sociali in una condizione lavorativa di precarietà e povertà". Infatti, riferiscono da Casa Don Gallo, il comune ha chiesto il pagamento  delle utenze eccedenti la somma stabilita nella convenzione: "Una richiesta inaccettabile, perché nasconde l'eccezionalità di un'emergenza sanitaria globale non ancora conclusasi", ma anche perché i consumi "sono del tutto in linea i dati di Istat e altri Osservatori nazionali sui consumi medi sostenuti dalle famiglie italiane", per cui "il tetto delle utenze inserito in convenzione era del tutto inadeguato rispetto a quelli che sono i normali consumi della casa".

E' comunque in corso un dibattito con i tecnici comunali "per la rimodulazione del progetto dal punto di vista funzionale architettonico",  con l'obiettivo di "mettere in sicurezza il salone dormitorio e realizzare delle camere per gli ospiti, al fine non solo di mettere in sicurezza e adeguare la struttura dopo l'emergenza sanitaria ma anche di favorire un miglioramento della qualità della vita all'interno della casa (igiene del sonno, privacy)". Questo perchè durante il primo lockdown, i volontari hanno dovuto gestire 38 persone in uno spazio di 300 mq, senza mascherine (cercate dagli stessi operatori), "senza stanze per l'isolamento in caso di persone covid positive, con la presenza di abitanti con quadri sanitari a rischio di complicanze (per un abitante come temevamo si è reso necessario ricovero in terapia intensiva)".

Le richieste di Casa Don Gallo, i cui volontari sono pronti alla mobilitazione, sono il riconoscimento dei costi delle utenze all'interno delle spese eccezionali  sostenute per l'emergenza covid; riformulazione e intervento immediato sulla funzione di alcune stanze per ridurre i disagi e gli aspetti nocivi dell'attuale distribuzione degli spazi (salone dormitorio); riconoscimento del lavoro sociale attraverso istruttorie e avvisi pubblici che rispettino nella loro deliberazione il CCNL del settore in riferimento alle tabelle salariali in riferimento ai contributi economici erogati per il funzionamento del servizio. 

 

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