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Stop consumo del suolo: via Borghi, la contesa giudiziaria vinta dal comune di Rimini

Il Tar aveva dato ragione al privato ricorrente, il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza

Attualità Rimini | 13:45 - 27 Marzo 2021 Via Borghi (foto da Google) Via Borghi (foto da Google).


Con sentenza pubblicata il 26 marzo 2021, il Consiglio di Stato ha accolto l'appello presentato dal Comune di Rimini nel 2018, respingendo di conseguenza il ricorso in primo grado, presentato da privati, sulla vicenda del cosiddetto "Piano particolareggiato in variante Via Borghi".  Il Consiglio di Stato ha ribaltato il pronunciamento del Tar che, a fine 2017, aveva annullato il diniego da parte del Consiglio Comunale, cinque anni prima, ad un piano particolareggiato di iniziativa privata, in variante agli strumenti urbanistici allora vigenti. Il progetto proponeva una capacità edificatoria di 10.400 mq di superficie complessiva a fronte di una capacità edificatoria massima ammissibile prevista dal Piano strutturale comunale di 5.900 mq. Nel 2012 il Consiglio comunale di Rimini, sulla base delle indicazioni del nuovo Masterplan in riduzione del consumo del suolo, espresse il proprio "no" all'approvazione del Piano. 

Dal punto di vista della giustizia amministrativa, sentenza di primo e secondo grado hanno ruotato attorno al Masterplan, il documento di indirizzo strategico, in ambito urbanistico, con cui programmare lo sviluppo di un territorio, individuando soggetti interessati, finanziamenti, strumenti e azioni per la sua attuazione. Il sindaco Gnassi, in una nota, evidenzia che all'epoca, la scelta di Rimini con il Masterplan, fu quella di dare un freno all'eccesso di cementificazione e a quel meccanismo dei "motori immobiliari che producevano anche contesti abitativi slegati nelle funzioni, nei servizi, nella connessione urbana".

Evidenzia il primo cittadino di Rimini: "La sentenza del Consiglio di Stato afferma che ogni amministrazione, ogni consiglio comunale ha la possibilità e l'opportunità di agire e non solo di eseguire". Infatti, la sentenza del Consiglio di Stato, ha sancito:  "In sede di approvazione di un piano attuativo, all'amministrazione comunale spetta un'ampia discrezionalità valutativa (a maggior ragione se si tratta di una variante), che non riguarda solo gli aspetti tecnici della conformità o meno agli strumenti urbanistici di livello superiore, ma coinvolge anche l'opportunità di dare attuazione, in un certo momento e a determinata condizioni, alle previsioni dello strumento urbanistico generale". 

In ogni caso, chiosa la sentenza, "la possibilità che, anche al di là dei tipici atti di pianificazione urbanistica, il Consiglio comunale possa porre in essere, nella sua funzione politica, atti di indirizzo in materia non può essere negata".


 


 

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