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Maledetto Covid, addio allo storico titolare della trattoria Zaganti

Nel 1962 rilevò il locale di Ponte Verucchio assieme alla moglie Eurosia. Un romagnolo vecchio stampo

Attualità Verucchio | 11:19 - 23 Marzo 2021 L'esterno del Bar Trattoria, nel riquadro Adolfo Zaganti L'esterno del Bar Trattoria, nel riquadro Adolfo Zaganti.

Il Covid ha mietuto un’altra vittima e gettato nel dolore tutta la Valmarecchia e non solo. Nel pomeriggio di lunedì ci ha lasciato, infatti,  Adolfo Zaganti, il titolare dell’omonima trattoria di Ponte Verucchio, uno dei templi della cucina romagnola, una tappa irrinunciabile per gli amanti della tagliatella. A luglio avrebbe compiuto 85 anni. 

Dall’8 marzo Adolfo era ricoverato all’ospedale di Rimini e lentamente le sue condizioni si sono aggravate; il 23 febbraio si era vaccinato, ma il virus aveva già subdolamente fatto breccia e a nulla sono servite le amorevoli cure dei famigliari e dei medici.

La notizia della scomparsa del noto ristoratore è stata data dalla famiglia sulla pagina facebook del locale e in poche ore sono stati numerosissimi i messaggi di cordoglio di amici e conoscenti, semplici avventori che hanno regalato la loro testimonianza. Tra questi anche il sindaco di Verucchio Stefania Sabba. 

Del resto Adolfo Zaganti era una una figura molto conosciuta in Valmarecchia, una isituzione. Nel 1962 rilevò assieme alla infaticabile moglie Eurosia il piccolo locale di Ponte Verucchio ampliandolo e trasformandolo in una trattoria che ha mantenuto comunque i suoi tratti originali e la  conduzione famigliare: al timone assieme alla infaticabile moglie Eurosia da anni ci sono le figlie Laura e Maura e i generi Lorenzo e Andrea. Nel tempo fu proprio lui a realizzare il grande piazzale-parcheggio che divide il bar trattoria dalla chiesa. E ad acquistare il terreno lato fiume in cui realizzare un secondo parcheggio. “Adolfo e la sua famiglia erano di estrazione contadina  – racconta il genero Andreae la tradizione è rimasta quella anche in cucina. Adolfo è diventato ristoratore di successo sul campo, non ha frequentato scuole alberghiere. Nel 1991 è andato in pensione, in realtà è rimasto sempre attivo ad esempio nella preparazione della carne. Era un punto di riferimento per tutti i clienti che con simpatia lo chiamavano Zago, per tutti noi della famiglia una guida carismatica. Al mattino gli piaceva stare al banco a preparare le colazione, a servire il caffè o la merenda ai ciclisti di passaggio, passare tra i tavoli per scambiare due parole”. Insomma, Adolfo era tuttora il perno del locale. Adolfo, un romagnolo vecchio stampo, insomma, cordiale, di una simpatia contagiosa, disponibile, con grande voglia di lavorare ma sempre col sorriso sulle labbra. La data dei funerali non è stata ancora fissata.

A tutta la famiglia le condoglianze e l’abbraccio sincero da parte della redazione di Altarimini.it

Stefano Ferri

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