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‘Qualità dell’aria, pericoli e divieto di assembramento’: la Prefettura vieta tutte le fogheracce

Vietato il rito propiziatorio che tradizionalmente si rinnova nella serata del 18 marzo, all’arrivo della primavera

Attualità Rimini | 18:48 - 15 Marzo 2021 Fogheracce vietate in provincia di Rimini Fogheracce vietate in provincia di Rimini.

Niente “fogheracce” per San Giuseppe, antica pratica contadina propiziatoria e purificatoria legata anche all’imminente arrivo della primavera che tradizionalmente si rinnova nella serata del 18 marzo.
 

Lo ribadisce la Prefettura, rivolgendosi ai Comuni e alle varie forze dell’ordine in una nota in cui vengono innanzitutto ricordati “i rischi per la salute e l’incolumità delle persone in occasione delle varie accensioni”, “gli incendi sia di immobili che di vegetazione arbustiva e vegetale” e “la combustione di rifiuti di ogni genere” nonostante il grande impegno dei Gruppi Carabinieri Forestale e dei reparti dipendenti.

 

“Tale criticità, negli ultimi anni, è stata determinata dall’applicazione delle norme sulla qualità dell’aria per la riduzione delle polveri sottili e dell’anidride carbonica in atmosfera che si traducono in ordinanze regionali e comunali che, spesso, hanno vigenza in periodi temporali che comprendono la data del 18 marzo e che vietano l’accensione dei roghi delle fogheracce” aggiunge la Prefettura, evidenziando: “In questo contesto la Regione Emilia-Romagna ha emanato recentemente delibere in materia di qualità dell'aria con cui ha vietato l’accensione di fuochi in gran parte dei comuni della pianura e della fascia collinare della provincia e la situazione pandemica, tutt’ora emergenziale, ha fatto si che siano state adottate forti restrizioni (per la riduzione del rischio di contagio e di diffusione del Covid-19 e delle sue varianti) che resteranno vigenti almeno fino al 21/03/2021”.
 

E conclude appunto: “In tale scenario si ritiene che non sia autorizzabile alcun tipo di fogheraccia, né pubblica, né privata, in quanto, non essendo possibili assembramenti i roghi perderebbero il loro calore evocativo e tradizionale e la loro stessa ragione d’essere. Anche i cosiddetti abbruciamenti effettuati dagli agricoltori e legittimi in quanto ritenuti pratica agricola tradizionale, in molti comuni sarebbero vietati”.

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