Sabato 17 Aprile15:45:45
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Deno Bonopera: l'ex portiere oggi allenatore delle ragazze del San Marino si racconta

Sul calcio femminile: "Il movimento deve ancora crescere, ma vedo dei progressi esponenziali"

Sport Repubblica San Marino | 13:30 - 13 Marzo 2021 Deno Bonopera (foto FSGC) Deno Bonopera (foto FSGC).


Altra pausa dal campionato, altra occasione per approfondire la conoscenza di chi assicura le fortune della squadra lavorando da dietro le quinte. Nelle ultime due gare disputate Gloria Ciccioli è stata tra le migliori in campo. Dunque l’assist è goloso: quale miglior periodo per approfondire il discorso portieri parlando con chi dei portieri biancoazzurri si occupa pressochè quotidianamente, vale a dire il preparatore Deno Bonopera? Un passato nel Bologna, squadra di cui è rimasto tifosissimo, Deno ha dovuto rinunciare forzatamente alla propria carriera fra i pali e dunque ha iniziato presto a studiare da preparatore. Partito dalle giovanili, da due anni è approdato in prima squadra e oggi è il responsabile unico dei portieri della San Marino Academy sul suo versante femminile. Considerate le sfide che richiede la Serie A, però, è naturale che siano le tre ragazze della Prima Squadra – Gloria Ciccioli, Margherita Salvi e Francesca Montanari – ad assorbire la gran parte delle sue energie.

“Sono veramente felice del lavoro che stiamo portando avanti con loro tre. – ammette Bonopera - Gloria oggi è la titolare e devo dire che ha superato tutte le aspettative iniziali. Era partita da sconosciuta e attraverso il lavoro è riuscita ad attirare l’attenzione su di sé in un contesto come la Serie A. È maniacale in quello che fa: quando sbaglia vuole ripetere subito l’esercizio, per migliorarsi. Ha una mentalità da vera professionista. Lo stesso vale per Margherita. È arrivata agli sgoccioli del mercato ma si è subito calata nella parte. Anche lei è esemplare sotto tutti gli aspetti. È cresciuta molto a livello tecnico, mentre a livello fisico ha doti non comuni già di suo. Spesso, scherzando, le chiedo cosa le abbia impedito di essere già una top, visto il fisico che si ritrova. Ha comunque ampi margini e sono sicuro che continuando così si toglierà grosse soddisfazioni nella propria carriera. La situazione di Francesca Montanari non si può definire che una parola: ‘trauma’. Si era meritata sul campo la Serie A, stava lavorando alla grande per questa stagione e poi ha subìto la rottura del crociato nelle amichevoli estive. Sfortuna, non esiste altro commento possibile. Però le ho detto di non mollare e lei mi ha ascoltato: lavora duro, oggi è sulla via del ritorno e nella parte finale di stagione si giocherà il posto con le altre. Useremo cautela, come è ovvio, ma lei è molto determinata e vuole fortemente tornare ai suoi livelli. La conosco bene e sono sicuro che ci riuscirà.”

Anche per Deno questa è la prima stagione in Serie A come preparatore dei portieri. Un’esperienza che sta incidendo enormemente sulla sua crescita personale e professionale. Conoscevo a Serie A maschile per aver fatto parte del Bologna, ma la Serie A femminile è tutta un’altra cosa. È evidente che il movimento debba ancora crescere, ma vedo dei progressi esponenziali sotto tutti gli aspetti. Parlando del ruolo del preparatore dei portieri, già lo scorso anno, in Serie B, avevo notato un livello tecnico e professionale che non mi aspettavo. Ovunque. Si lavora tanto per colmare il gap che le ragazze accusano rispetto ai ragazzi dal punto di vista morfologico. Per intenderci: una ragazza, ha mani più piccole, è in media più bassa, ha minore potenza muscolare, eppure le porte e i palloni sono sempre gli stessi. Perciò, i preparatori del calcio femminile concentrano i propri sforzi sulla tecnica e sulle letture preventive. Lo si fa con esercizi situazionali ben studiati e con approfondite analisi in sedute video. Io credo che questo rappresenti una vera svolta. Poi siamo in Italia, dove la scuola dei portieri è di assoluto livello tanto nei maschi quanto nelle femmine. Mi piacciono anche le correnti tedesca e sudamericana, ma io credo che la base da cui partire sia sempre quella italiana. Certo, l’ideale sarebbe creare un giusto e sapiente mix.”

Tra gli argomenti di stretta attualità, nel mondo del calcio, c’è il dibattito sulla costruzione dal basso. La San Marino Academy ci si affida fin dall’arrivo di Alain Conte e, nonostante il doppio salto di categoria, non vi ha mai rinunciato, facendolo diventare un po’ la propria cifra stilistica. Ed è uno dei tanti aspetti sul quale il dialogo tra i vari componenti dello staff tecnico si rivela essenziale. “Lo scorso anno ho avuto la possibilità di andare a Madrid per una convention dedicata proprio a queste tematiche. Come ampiamente sottolineato dai relatori, è assolutamente fondamentale il dialogo tra allenatore e staff per raggiungere determinati scopi tattici, e tra questi anche la famosa costruzione dal basso. Ma non solo. Dal momento che quello di iniziare a costruire l’azione sfruttando il portiere era un obiettivo che Alain si era posto fin dal principio, abbiamo lavorato di concerto perché questo fosse possibile. Siamo partiti dal particolare per arrivare poi al generale. Ho sfruttato la video analysis, ho creato esercizi analitici e poi esercizi situazionali ben mirati. È stato un lavoro integrato e partito da lontano, ma oggi sta dando i suoi frutti. I nostri portieri sono molto migliorati nella tecnica podalica e in generale ora hanno tutti gli strumenti per rispondere alle esigenze del proprio allenatore. Questo dialogo costante fra i membri dello staff è la chiave di volta per il calcio futuro, secondo me.”

Come si accennava poco sopra, Deno Bonopera ha la responsabilità massima dei portieri della San Marino Academy e anche delle bimbe del settore di base sammarinese. Tutte, in poche parole, passano dalle sue cure. Questa trasversalità massima concentrata nella sua figura, fortemente voluta dai vertici, rappresenta un vero punto di forza all’interno del movimento calcistico femminile del Titano. “A me piace da matti poter ricoprire questo ruolo per così dire totale. Fin da quando sono stato contattato per il settore giovanile ho elaborato un progetto che mi permettesse di utilizzare una metodologia di lavoro non dico univoca, ma fortemente coerente con sé stessa a partire dai portierini dell’Under 8 per poi arrivare alle categorie superiori. Oggi, ho la possibilità di portare le ragazze più meritevoli del settore giovanile in prima squadra, a lavorare con i portieri della Serie A. Sono sempre io a seguirle, e quindi, al di là del contesto in cui si trovano a lavorare, trovano gli stessi principi di base. E poi mi piace fare sì che questi ‘stage’ siano da loro visti anche come premi per il loro impegno. Come dire: la prima squadra è molto più vicina di quanto pensi, se ce la metti tutta. È uno stimolo per loro, le aiuta a spingersi sempre più avanti negli allenamenti e nelle partite.”

Ma come è nato il Deno preparatore dei portieri e, ancora prima, il Deno portiere? “Oggi il mio lavoro coincide con l’attività che più amo e mi reputo davvero fortunato per questo. Ho tanto tempo da dedicare alle mie atlete ma anche allo studio, che è essenziale per essere sempre al passo coi tempi e in generale per migliorare sé stessi. Mi piace poi sperimentare, creare innovazioni tutte mie, magari girare video, riguardarli e studiarli assieme alle stesse atlete. È uno scambio, un flusso continuo tra allenatore e allieva. Non è che io decido e lei obbedisce. Anzi. Credo molto nel rapporto bilaterale con l’allenatore. Come nasco portiere? La mia è la classica storia del figlio d’arte, per così dire. Mio padre era portiere e io non mi perdevo neanche una delle sue partite, ovviamente posizionandomi dietro la sua porta, per vederlo meglio. Era lui il mio idolo, senza discussioni. Poi, a 7 anni, ho deciso di provare anche io. A 15 sono stato preso dal Bologna: lì ho fatto la trafila delle giovanili, dagli Allievi fino alla Primavera. Poi sono stato chiamato in prima squadra e il mister mi diede la possibilità di esordire in Coppa Italia. Un’emozione che non dimenticherò mai. Dopodichè, un brutto infortunio mi spinse a smettere ancora molto giovane. Avrei potuto ripartire dalle serie inferiori, ma la mia testa non considerava questa ipotesi. Sono stato probabilmente poco umile, chissà. Comunque ne ho approfittato per iniziare subito a studiare da preparatore. Oggi, a 35 anni, ho già alle spalle una discreta esperienza e sono felice di quello che faccio.”

Un’esperienza già piena di cose. E che a breve sarà impreziosita dall’uscita di un libro. Lo scorso anno mi contattò Youcoach.it, un famoso portale dedicato al mondo degli allenatori che produce webinar, pubblica libri, propone esercizi di tutti i tipi. Da luglio dell’anno scorso hanno deciso di puntare forte sui preparatori dei portieri creando un’area dedicata. Il mio sarà il primo libro dedicato a quest’area, che ha cinque responsabili individuati in tutta Italia. Io sono stato scelto per questa zona. Sono un po’ teso per l’uscita di questo libro, ma soprattutto ne sono felice. Curo anche articoli e propongo esercizi per questo sito, un’attività che mi dà grandi soddisfazioni. Ma un libro, beh, è un’altra cosa.”

Tornando al discorso di apertura, Gloria Ciccioli vive un periodo di ottima forma. In casa della Florentia ha ottenuto anche il riconoscimento come migliore in campo. Cosa prova, un preparatore dei portieri, quando una delle sue allieve si toglie simili soddisfazioni? “Io sono sempre felice per loro quando loro sono felici di sé stesse. Questi riconoscimenti sono la prova tangibile che stiamo lavorando bene. Ho visto miglioramenti in tutte loro: in Gloria, in Margherita, in Francesca e, scendendo di età, in Giulia Zaghini, in Asia Scotti e in tutti i talenti del settore giovanile. Voglio che raggiungano il più alto livello possibile, che dimostrino il massimo del proprio potenziale. In passato ho allenato dei ragazzi che oggi sono professionisti. Vederli realizzati mi riempie il cuore. Il mio premio è quello. Certo, se dovessi esprimere un sogno professionale, dico che vorrei arrivare alle Nazionali azzurre. Oggi sono un tecnico federale italiano, ma è ovvio che mi piacerebbe fare parte dello staff di una Nazionale. Lavorerò per riuscirci.”



 

< Articolo precedente Articolo successivo >