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Infiltrazioni criminali nel Riminese: 20 milioni di euro di fatture inesistenti, indagate 22 persone

L'organizzazione aveva base in provincia e ramificazioni in quattro altre regioni. 36 imprese coinvolte, due in Lituania

Cronaca Rimini | 07:47 - 24 Febbraio 2021 Infiltrazioni criminali nel Riminese: 20 milioni di euro di fatture inesistenti, indagate 22 persone


Alle prime luci dell’alba di questa mattina i carabinieri e i finanzieri di Rimini hanno avviato l'operazione transregionale "Never dream" contro le infiltrazioni della criminalità nell’economia locale. Il sodalizio criminale composto da 22 persone, tutte indagate, si basava nel Riminese ma aveva ramificazioni e interessi economici anche in altre province quali Pesaro e Urbino (Marche), Vibo Valentia (Calabria), Varese, Monza Brianza (Lombardia) e Bari (Puglia).

Sono state eseguite nove misure cautelari personali, di cui tre in carcere, e il sequestro preventivo di beni per circa 9 milioni di euro. A queste vanno aggiunte due misure interdittive da esercizio di attività d'impresa, un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, un obbligo di dimora e sette misure cautelari con sequestri preventivi, per un totale di 16 misure cautelari nei confronti di 11 indagati.

Al vertice dell'organizzazione si trova un soggetto di origini calabresi, da anni presente in questo territorio, che coordinava un gruppo composto da almeno una ventina di persone, tutte indagate e collegate.

I militari, coordinati e diretti dai sostituti procuratori Paolo Gengarelli e Luca Bertuzzi, hanno dato esecuzione alle ordinanze emesse presso il tribunale di Rimini in sei province di cinque regioni d'Italia. I sequestri preventivi sono stati funzionali alla confisca per equivalente del profitto derivante da reati tributari, di riciclaggio ed auto-riciclaggio di proventi illeciti, di usura.

I reati ipotizzati sono: associazione per delinquere finalizzata all’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, di dichiarazione dei redditi fraudolenta, di omessa dichiarazione ed indebita compensazione di falsi crediti fiscali, nonché per i reati truffa, di occultamento o distruzione di documenti contabili, omesso versamento di Iva., riciclaggio ed auto-riciclaggio, usura, estorsione, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento, falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate. Ad alcuni indagati sono stati contestati anche i reati di falsità materiale ed ideologica e sottrazione di cose sottoposte a sequestro disposto dall'autorità amministrativa.

Dopo numerosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento, si è proceduto alla individuazione degli illeciti penali, alla determinazione del relativo danno all’erario e alla mappatura dei rapporti bancari, finalizzati all’esecuzione di mirate specifiche indagini finanziarie, volte alla individuazione delle risorse economiche e di ogni altra tipologia di beni nella disponibilità degli indagati, anche per il tramite di cc.dd. teste di legno.

Le indagini sono state svolte assieme ai carabinieri della sezione operativa di di Riccione e dal nucleo operativo della finanza di Rimini, anche con l’ausilio di prolungate intercettazioni telefoniche ed ambientali (eseguite dai carabinieri) , indagini fiscali e finanziarie (eseguite dalle fiamme gialle), riscontri documentali ed esame di ingente documentazione contabile, societaria e bancaria sottoposta a sequestro nel corso delle numerose perquisizioni locali e personali, nonché mediante l’assunzione di informazioni dalle persone informate sui fatti.

Questo ha permesso di definire un puntuale ed esaustivo quadro indiziario, che ha evidenziato tutti gli elementi di colpevolezza a carico delle 22 persone indagate, nonché il coinvolgimento, a vario titolo, nella perpetrazione dei reati tributari di ben 36 imprese dislocate su tutto il territorio nazionale e due imprese situate in Lituania. Nello specifico, è stato constatato a carico di cinque società l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un imponibile di 20 milioni ed un’Iva di circa 3 milioni 400 mila.

In merito al contestato reato di indebita compensazione di crediti inesistenti, le indagini svolte hanno evidenziato il grado di ingegno ed accuratezza del disegno criminoso, considerato che il promotore del sodalizio, con la collaborazione diretta ed indiretta di tutti i suoi sodali e, in particolare, avvalendosi di un consulente fiscale, anch’egli indagato e posto agli arresti domiciliari, aveva appreso o trovato una “falla nel sistema” ed ideato, pianificato e costruito in questi ultimi anni un meccanismo finalizzato a produrre impressionanti surplus di Iva a credito, sia a mezzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, che mediante esportazioni fittizie di ingenti quantitativi di materiali verso l’estero – la Lituania, in particolare – con lo scopo di ottenere un ingente arricchimento patrimoniale personale. Successivamente, le società allo stesso “dominus” riconducibili, utilizzavano i suddetti crediti Iva (fittizi) per l’indebita compensazione delle imposte dovute, nonché per operazioni di accollo di debiti tributari, poste in essere mediante stipulazione di specifici contratti con società terze beneficiarie, per un importo accertato pari a 1 milione 415 mila euro.

Nel corso dell’operazione, si è proceduto, inoltre, ad articolate indagini finanziarie che hanno anche evidenziato condotte, poste in essere dal sodalizio e stroncate sul nascere, che mediante il “riciclaggio” o “auto-riciclaggio” di parte del denaro proveniente dalla commissione dei reati tributari, pari a circa 315 mila euro, hanno consentito il graduale e consistente arricchimento del patrimonio personale sia del dominus, che di altri appartenenti all’associazione per delinquere, nonché di ulteriori soggetti terzi che hanno avuto contatti più o meno assidui con gli indagati. 

A coronamento dell'operazione indagine, gli uomini dei carabinieri e delle fiamme gialle hanno eseguito un decreto con il quale la competente autorità giudiziaria di Rimini ha disposto tre custodie cautelari in carcere, due arresti domiciliari, due misure interdittive, un obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria,  1 obbligo di dimora, nonché il sequestro preventivo – funzionale alla confisca per equivalente del profitto derivante dai reati tributari, dal riciclaggio ed auto-riciclaggio di proventi illeciti, dal reato di usura – sui beni intestati o nella disponibilità degli indagati, ovvero,  5 unità immobiliari,  1 terreno, quote sociali per circa € 46.000,  12 mezzi (autoveicoli, motoveicoli e ciclomotori), saldi attivi di  20 rapporti finanziari, fino a concorrenza dell’importo di complessivi valori per circa 9 milioni di euro.

 

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