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Rimini capitale della cultura, un progetto che parte dal Teatro Galli

Cultura e cultura pop, monumenti, architettura e storia convivono con l'immaginario felliniano

Attualità Rimini | 15:37 - 17 Febbraio 2021 Al Teatro Galli l’inizio del percorso che porterà alla candidatura Al Teatro Galli l’inizio del percorso che porterà alla candidatura.


Dal teatro Galli è partita questa mattina (mercoledì 17 febbraio) la candidatura di Rimini a capitale della cultura per l'anno 2024. All'appuntamento, coordinato dal direttore del Tgr Emilia Romagna Giorgio Tonelli, il primo a lanciare l'idea di "Rimini capitale della cultura", iIl sindaco Andrea Gnassi ha parlato di tempo esatto, di maturità della città per ottenere questo riconoscimento, ricordando gli interventi disposti dalla sua amministrazione (dal recupero del teatro Galli ai nuovi musei), ma non solo.

E' palese che Rimini voglia proporsi non più esclusivamente come una città legata al turismo da spiaggia, ma come città capace di proporre a cittadini e turisti una valida offerta culturale: un concetto evidenziato dallo scrittore e saggista Piero Meldini, ospite della presentazione, secondo cui "Rimini è riuscita ad elevarsi dalla monocultura del turismo". L'immagine di Rimini come "città del divertimentificio" legato a spiaggia e discoteca è riduttiva: "Rimini non è Miami, non è Las Vegas, è una città che ha più di duemila anni, che è già stata una capitale della cultura con Sigismondo Pandolfo Malatesta, centro di attrazione di artisti e intellettuali". Rimini è così "città complessa e dalle mille culture: c’è la cultura dell’ospitalità, la cultura del buon vivere, la cultura del cibo, la cultura della cura del corpo e della salute, la cultura del divertimento, la cultura identitaria e del territorio.

Rimini, come sottolineato dal sindaco Gnassi, gioca una carta in più: quella appunto della sua diversità e delle sue "contraddizioni", che sono un arricchimento. Cultura e cultura pop: "la città del teatro verdiano (il Galli), ma anche degli avamposti di tendenza nati in discoteche come lo Slego e il Paradiso". La storia, l’Arco d’Augusto. accostata all'irriverenza dell'arte moderna (i cartelloni di Maurizio Cattelan che tanto fecero discutere). E non solo, a Rimini, evidenzia Gnassi, "convivono il bianco marmoreo del tempio di Leon Battista Alberti con le immagini fotografiche in stranianti bianchi e neri di dropout di Marco Pesaresi; Fellini e una favola moderna come l’Isola delle Rose; il Trecento riminese e il mondo della notte". La cultura a Rimini dunque non è solo "monumenti e splendide architetture", ma qualcosa di più, "è la sedimentazione dell'uomo nei diversi secoli, delle sue aspirazioni, della sua creatività". 

Il vescovo Lambiasi, nel suo intervento, ha invece evidenziato la multiculturalità insita nel dna di Rimini, indicando tre simboli: "il ponte di Tiberio, il luogo di incontro; l’arco d’Augusto, che da arco di trionfo è diventato porta della città, una porta aperta a tutti, sempre. Infine il Tempio Malatestiano, da qui nasce l’umanesimo cristiano", aggiungendo quindi che "la multiculturalità può diventare interculturalità, un lievito di futuro per la città”. 

A sostenere la candidatura di Rimini c'è tutta la provincia. In rappresentanza è intervenuta Alice Parma, sindaco di Santarcangelo, che ha sottolineato come questa candidatura coinvolga 
"l’intero territorio" e che "tutti i comuni con le loro peculiarità possono dare il contributo in questo percorso".

Per la regione ha parlato l'assessore regionale alla cultura Mauro Felicori, confermando l'appoggio pieno dell'amministrazione regionale. Felicori ha citato il sindaco Gnassi nell'affermazione: "noi non siamo una provincia che cerca un riconoscimento, non cerchiamo un compiacimento, ma abbiamo delle ambizioni". Ambizione diventa una parola chiave, "l'ultima delle parole che sono state associate alla nozione della città culturale sull’esempio del caso di Barcellona negli anni Novanta, quando fu fatto un patto politico per ridisegnare il territorio a partire dalla cultura", evidenzia Felicori, che aggiunge: "Una città non è una vera città, non è globale, se non è una città culturale". L'amministrazione regionale esprime, attraverso il suo assessore, la volontà di sostenere Rimini, evidenziando "la fortuna di avere una città ambiziosa in questo senso, una città sfidante come Rimini che è una ricchezza per tutto il territorio". 

Infine, a chiudere la conferenza stampa di presentazione della candidatura di Rimini a città della cultura, gli interventi di due Sigismondo d’oro, riconoscimento cittadino assegnato ai riminesi che con la loro attività onorano la città: il più anziano vincitore, Piero Meldini, e il più giovane, la 18enne Federica Guidi, volontaria del Festival "Mare di Libri".  Meldini ha definito la città "capitale dell'immaginario", "un immaginario stratificato, che comprende l’immaginario balneare, della notte ed inevitabilmente, l’immaginario felliniano. Rimini produce l’immaginario di Fellini e dall’immaginario di Fellini viene contaminata". Guidi si è soffermata sul cambiamento e sull'evoluzione di Rimini: "i nostri occhi si erano ormai abituati a non vedere, tra continui cantieri e segnali di deviazione, ma proprio adesso, nel momento più stazionario che abbiamo mai vissuto, Rimini compie la sua metamorfosi". I cantieri, definiti "un periodo di transizione" dalla rappresentante dell'associazione che organizza il festival, hanno portato a questa metamorfosi: "Rimini l’ha fatto per i suoi cittadini, per i suoi ragazzi, per i suoi turisti. Per permettere ad ognuno di noi di camminare per i suoi vicoli ed incontrare ogni volta qualcosa di nuovo. Rimini l’ha fatto per il suo futuro"

Il presidente della Regione Stefano Bonaccini l'ha definito "un obiettivo ambizioso ma realizzabile. Rimini e il suo eterno patrimonio artistico e culturale - chiosa Bonaccini - hanno tutte le carte in regola per farcela. La Regione sarà al vostro fianco".
 

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