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Oasi Montebello Torriana, comitato all'attacco: "visione miope della regione"

I rappresentanti non sono soddisfatti al termine dell'incontro con gli assessori regionali

Attualità Poggio Berni | 13:11 - 17 Febbraio 2021 L'oasi di Torriana-Montebello L'oasi di Torriana-Montebello.


I rappresentanti del comitato per l’oasi di Torriana e Montebello hanno incontrato in videoconferenza gli assessori regionali Mammi (Agricoltura, Caccia e Pesca) e Lori (Montagna e Programmazione Territoriale) che hanno confermato, nel corso dell’incontro, tutte le scelte già fatte per l’oasi. E il Comitato, che chiedeva lo stop alla braccata dei cinghiali e il ripristino dei confini originali dell'oasi, esprime la propria insoddisfazione, per le proposte non accolte ("proposte di buon senso e basate su dati e pareri scientifici inconfutabili"), e la propria delusione, incredulità e amarezza "di fronte all'atteggiamento di totale chiusura dell'assessore Mammì". Diversamente, le parole dell'assessore Lori (che ha riferito di prendersi del tempo per valutare bene la situazione e parlarne con i sindaci della Valmarecchia) tengono aperte uno spiraglio. Il comitato chiede dunque ai sindaci di essere portatori delle istanze del territorio, a fronte di una regione che invece, attaccano i rappresentanti del comitato, ha  "una visione miope sull’enorme valenza di questa area in termini ambientali, sociali e di sviluppo ecosostenibile, anche in chiave di turismo green e di vera transizione ecologica". Al contrario, spiegano, l'oasi "è un cameo inserito in una Valmarecchia  che vorrebbe poter essere gestita e tutelata per esprimere le grandi potenzialità insite nel territorio e ad oggi solo sfiorate"

Nel merito della questione, il comitato accusa la regione di non aver redatto un piano di gestione dell'oasi, nella quale si osservano ancora "esemplari di flora e fauna tra i più rari e protetti", mentre l'assessore Mammì ha rilevato la non attualità dell'emergenze faunistiche che avevano portato all'istituzione stessa dell'oasi. Manca poi "un'analisi ecologica del sito", che avrebbe giustificato l'affermazione sull'alterazione dell'ecosistema e quindi la necessità di abbattare i cinghiali. D'altro canto, l'amministrazione regionale parla di "ecosistema territoriale in equilibrio", ma, obietta il comitato, "con che criterio scientifico si afferma che ci sono danni importanti alle specie animali e vegetali?". Inoltre, prosegue, "volendo tralasciare i termini non propriamente corretti, dobbiamo dedurre che le aree protette vanno aperte perché la caccia al cinghiale è il metodo per il riequilibrio ecologico? È questa la competenza con cui si prendono le decisioni sui territori?". 

Il comitato infine contesta "la montagna di dati con cui si sarebbero voluti dimostrare i grandi risultati ottenuti per ridurre i danni in agricoltura e per la sicurezza delle strade". I cinghiali abbattuti con le braccate sono stati 1053, "gli stessi dell’anno precedente con l’oasi protetta", quindi, evidenzia il comitato, "la popolazione dei cinghiali è rimasta intatta, come tutti i guai che provoca".

Riccardo Giannini

 

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