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Rimini Yacht: è arrivata la sentenza, 4 anni e 6 mesi a Giulio Lolli 

Prescritti molti reati, cade l'accusa di estorsione 

Attualità Rimini | 19:59 - 03 Febbraio 2021 Giulio Lolli Giulio Lolli.

Quattro anni e sei mesi di reclusione per la sola associazione a delinquere, prescritti gli altri reati e fine della carcerazione preventiva per Giulio Lolli. Il Tribunale di Rimini pur accogliendo la tesi del pm, Davide Ercolani, che aveva chiesto una condanna a 12 anni e sei mesi, non ha riconosciuto l'accusa di estorsione. L'imprenditore bolognese della Rimini Yacht, 55 anni vissuti pericolosamente da 'pirata', tra fughe attraverso il Mediterraneo e guerre civili in Libia, ha ascoltato la sentenza in collegamento dal carcere di Roma. Il volto teso si è rilassato quando ha capito che era andata tutto sommato bene. Solo un momento di smarrimento quando si è alzato e velocemente ha portato la mano sul cuore in un fugace inchino prima di tornare in cella. "Siamo soddisfatti - ha detto l'avvocato difensore Antonio Petroncini - perché il Tribunale ha riconosciuto che non c'è mai stata estorsione, reato per il quale è stato letteralmente inseguito all'estero e per cui è stato detenuto in Libia". Si prospetta ora l'appello che potrebbe anche concludersi entro l'anno. Per la Procura l'impianto "accusatorio ha retto - ha dichiarato il pm Ercolani - perché il Tribunale ha riconosciuto l'associazione per delinquere. La prescrizione per alcuni reati, come falso e truffa che hanno tempi brevi, era prevedibile". Anche se per Rimini è libero, Lolli non potrà lasciare il carcere mentre attende l'esito del processo per accuse come terrorismo internazionale e traffico d'armi che fanno sembrare quasi peccati veniali le truffe commesse dal 2007 al 2010 con la Rimini Yacht.

La società di Lolli in quegli anni aveva solo clienti ricchi ai quali vendeva e rivendeva le medesime imbarcazioni a prezzi esorbitanti: dai 300mila ai 6 milioni di euro. Un movimento da 300 milioni di euro per almeno 38 yacht venduti due o più volte. Un meccanismo - come ha ricordato oggi l'accusa - basato su due pilastri: le finanziarie sammarinesi che facevano i leasing, e i registri navali, quello del Titano e quello italiano che non comunicavano. Il piano era poi quello di svuotare la Rimini Yacht di contanti e di barche. "Quando si è saputo del crac - ha detto il pm nella sua requisitoria - gli inquirenti hanno assistito ad un fuggi fuggi di imbarcazioni verso la Croazia, la Grecia e il Nord Africa". L'inchiesta riminese era partita nel 2010 dal furto di Aicon da sei milioni di euro. Da lì a poco gli investigatori avrebbero rintracciato Lolli a Tripoli dove era fuggito al timone di uno yacht. E' da quel momento che inizia la seconda parte delle avventure del "pirata" arrestato una prima volta a Tripoli nel 2011, poi era riuscito rocambolescamente a scappare ed era stato nuovamente, prelevato nell'ottobre 2017, sotto gli occhi della giovane moglie, su mandato d'arresto libico: mesi dopo si venne a sapere che la ragione era legata alla sua attività di 'polizia marittima' e di un presunto fiancheggiamento del gruppo estremista separatista e di traffico di armi, visto che era stato ritratto in alcune foto a bordo di imbarcazioni, adibite al trasporto di mezzi militari, insieme a esponenti di primo piano della Shura di Bengasi. Estradato nel 2019, attende in carcere di capire come andrà con l'accusa di terrorismo. La sua storia di avventuriero, Lolli la sta raccogliendo in un libro e c'è chi sostiene sia già stato contattato da grosse case di produzione televisive per un docufilm o una serie tv.

 

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