Mercoledý 03 Marzo03:20:39
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Ragazza riminese uccisa a coltellate per strada, caccia all'uomo

I poliziotti sono sulle tracce dell’ex fidanzato

Cronaca Nazionale | 21:53 - 01 Febbraio 2021 Foto di repertorio Foto di repertorio.


Sonia Di Maggio, 29enne di Rimini che da qualche tempo viveva in Salento con il fidanzato, è stata uccisa a coltellate in località Specchia Gallone, a Minervino di Lecce in via Pascoli, vicino alla chiesa di San Biagio. Fatali i fendenti alla gola e alla testa.

La ragazza al momento dell'agguato di lunedì sera si trovava per strada con il fidanzato. I poliziotti sono sulle tracce di un uomo residente in provincia di Napoli che probabilmente - a quanto è dato sapere - aveva avuto fino a qualche mese fa una relazione con la vittima. Secondo una prima ricostruzione, si sarebbe frapposta fra l'ex e il nuovo fidanzato, ma non è da escludersi che il napoletano l'abbia colpita intenzionalmente.

"Roberta, Teodora, Tiziana, Victoria, Rosalia. E ieri Sonia, 29enne la cui storia è passata anche da Rimini. Il 2021 è iniziato da poco più di un mese e già riconsegna un carico di sofferenze e di vite spezzate difficile da sopportare". Così, la vicesindaca di Rimini Gloria Lisi interviene sull'uccisione di Sonia Di Maggio, la ragazza originaria della città romagnola, avvenuta ieri a Minervino di Lecce. Per la morte della giovane è stato fermato l'ex fidanzato che avrebbe ammesso le proprie responsabilità nella vicenda. "Dietro l'etichetta di 'femminicidio' - aggiunge - ci sono racconti di violenze sopportate in silenzio, di umiliazioni quotidiane, di raptus spesso frettolosamente archiviati come 'follie' nella stragrande maggioranza dei casi avvenuti per mano di compagni, ex o attuali, giovani e meno giovani, che da partner si trasformano in carnefici. E' un drammatico refrain che ormai conosciamo a memoria, a cui sembriamo quasi esserci assuefatti, quasi fosse 'normale'. Di normale però non c'è nulla" A giudizio di Lisi, ancora, "mostrarcelo è la pandemia, dramma collettivo nel quale tutti siamo immersi, che tra i suoi effetti ha anche quello di svelare nella sua crudezza quei fenomeni che avevamo sotto gli occhi e che tendevamo a non (voler) vedere. Dobbiamo invece soffermarci su quanto accade, lo dobbiamo fare come gesto di rispetto per le troppe donne che non diventeranno mai mamme o nonne, che non potranno realizzare i propri obiettivi e i propri sogni, perché non hanno avuto il tempo di provarci". Lo scorso anno, puntualizza la vicesindaca, a Rimini "sono stati circa cinquecento gli accessi registrati nel 2020 ai vari sportelli della Casa delle donne di piazza Cavour. Circa 250 invece le donne che hanno contattato il centro antiviolenza di 'Rompi il silenzio', con un picco di nuovi contatti nel periodo dal primo marzo al 31 maggio, che ha coinciso con la fase acuta del lockdown causato dalla pandemia. Da gennaio a ottobre 2020 infine sono state 22 le donne ospitate nelle Casa Rifugio con 28 minori. Una rete importante ed efficace, ma c'è ancora tanto da fare: oltre agli strumenti di assistenza, indispensabile, è necessario continuare a investire sull'educazione e soprattutto aiutare gli uomini che si macchiano di queste violenze a prendere consapevolezza".
 

< Articolo precedente Articolo successivo >