Sabato 27 Febbraio14:18:50
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

A tavola con: Carlotta, Lorenza e Marta. Il lato forte delle donne del ristorante Da Marchesi

Resilienza e tartufo. A Cà Gianessi il noto ristorante, vincitore per il secondo anno del Bib Gourmand della guida Michelin

Attualità Novafeltria | 06:08 - 31 Gennaio 2021 Marta con le figlie Carlotta e Lorenza Marta con le figlie Carlotta e Lorenza.

Di Monia Sebastiani

Viene fuori da una tinozza e tiene in mano una bottiglia di vino, Giancarlo, disegnato sull’insegna del ristorante Da Marchesi. Con la bocca incorniciata dalla sua curatissima barba e quello sguardo bonario che sembrava quasi un errore su quella figura imponente.

Giancarlo, che girava tra i tavoli e dispensava più sorrisi che vino. Giancarlo che metteva una mano sulla spalla e chiedeva “come va”, piuttosto di “che cosa prende”? Giancarlo padre, marito e indimenticabile Marchesi. Quello del tartufo e del carpaccio. Giancarlo che un giorno di autunno del 2011 ha deciso di andare, ma non del tutto.

Giancarlo che sembrava essere lì anche stamattina, durante quella che, da intervista, si è trasformata in una piacevole discussione sui massimi sistemi della forza delle donne e dell’importanza di valorizzare le nostre splendide vallate.Giancarlo, che rimane nei tratti delle figlie Carlotta e Lorenza, che con impegno e dedizione si sono dedicate a quel progetto di vita ereditato dai genitori. Rimane tra le tende, che ogni tanto sembra di vederlo appoggiato lì a parlare coi clienti. Rimane tra i piatti della tradizione, che inondano la sala con quell’inconfondibile aroma di tartufo. E sembra fare capolino anche in quelli nuovi, che hanno acquisito, grazie all’attenzione e all’occhio moderno delle due sorelle Marchesi un respiro fusion, al passo con i tempi e degno, niente meno,  che di una menzione sull’importante Guida Michelin, l’autorevole collezione di pubblicazioni annuali rivolte a turismo e gastronomia.Giancarlo che rimane negli occhi di Marta. Compagna di una vita. Una vita spesa a far sorridere le pance degli altri.

Marta, che se dovessi pensare a una parola per descriverla mi verrebbe in mente Resilienza. Ma non nell’accezione nuova, quella che spopola sui tatuaggi sulle braccia di adolescenti in crisi da astinenza da sigaretta elettronica e Tv.No. Resilienza nel suo significato più profondo. La capacità di un individuo di rialzarsi. Di fronteggiare un evento traumatico e superarlo.

Già. Marta, che è sempre stata in quella cucina. Che era lì ancora prima di Giancarlo, anche se la maggior parte delle persone lo ignora. Lavorava per i Gattei, proprietari del ristorante prima che diventasse “Da Marchesi”, ovvero già antecedentemente al 1973, l’anno in cui, poi, Marta avviò l’attività con il marito.

Mezzo secolo. Nozze d’argento. Cinquant’anni. 18,250 giorni circa. Cinquant’anni come quei castagni che si vanno ad abbracciare nel bosco quando si è tristi. Cinquant’anni come Marta nel suo regno.Che ti vien voglia di abbracciare anche lei, come i castagni nel bosco. Marta che quel giorno di autunno, in cui Giancarlo decise, sono sicura suo malgrado, che fosse tempo di lasciare questo mondo, si è tirata su maniche e grembiule e ha preso in mano le redini del ristorante assieme alle due figlie.

Non c’era tempo per piangere. O per chiudere. E nemmeno per festeggiare una laurea, quella di Carlotta, conseguita solo qualche settimana prima. La vita succede in fretta. E spesso prende delle strade che non avevamo pensato di percorrere. Sono momenti, quelli, in cui non ci si può fermare a chiedersi se si hanno le gomme giuste. Se c’è abbastanza benzina. Se il meteo sarà propizio per il viaggio. Se arriveremo, comunque, a destinazione. Bisogna solo girare la chiave e partire.

Carlotta, Marta e Lorenza ingranarono la marcia e diedero inizio al loro nuovo viaggio.Una squadra tutta rosa. A cominciare dalla cucina. Lidia, che con Marta divide padelle, Dna (è la sorella) e anche qualche imprecazione durante il servzio.

Maria. La signora delle “sfoglie piene di grazia”, che è dietro al tagliere di Marchesi dal giorno dell’apertura, quel lontano primo settembre 1973. Carlotta e Lorenza. Il giorno e la notte. Una è vino. L’altra birra. Una è carpaccio al tartufo. L’altra tagliatelle al ragù. Lorenza, attenta alla moda, con la felpa che richiama il colore delle scarpe da tennis. Carlotta, cuore di panna e animo Bohemiènne.

“Non è stato facile” dice Lorenza. “Dopo la morte di mio padre abbiamo perso alcuni clienti, alcuni erano molto legati al suo ricordo, in alcuni casi spinti da una diffidenza insensata verso un nuovo che nemmeno si sono mai degnati di provare. Abbiamo chiuso una settimana soltanto, per raccogliere le idee e rivedere il menù. Abbiamo mantenuto i piatti della tradizione, i nostri cavalli di battaglia, come i cappellacci, il carpaccio al tartufo, la pasta fresca in generale. E sono state inserite delle proposte nuove, più moderne, che sapessero accogliere anche le richieste di una clientela più giovanile. “

Ne hanno fatta di strada, le donne di Giancarlo. E a quanto pare le gomme che avevano scelto erano quelle giuste.

Il locale, prima del Covid 19, andava molto bene. Grazie alla lungimiranza di Carlotta e Lorenza, che hanno saputo creare uno staff coeso, giovanile e molto affiatato. Alla loro intraprendenza nello scegliere e proporre nuove idee. Nel permettere agli chef, che negli anni hanno affiancato Marta, di osare e di sperimentare.

Grazie all’amore e alla passione che continuano a mettere dentro i cappellacci. Dentro i bicchieri che riempiono di vino. Sulle tavole apparecchiate sempre a puntino. Grazie ai sorrisi quando sono stanche. Quando non lo sono. Quando, in periodi come questo, non ci sarebbe nulla di cui ridere.

Grazie a Giancarlo, che riesce a essere presenza indimenticabile che va oltre la sua dolorosa assenza.
 

< Articolo precedente Articolo successivo >