Venerdý 26 Febbraio05:25:48
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Rimini Calcio: Mastronicola e Tamai, c'eravamo tanto amati... Duro j'accuse dell'ex allenatore

'La rosa era troppo lunga, chiedevo cessioni e invece arrivavano giocatori. Già dopo Bagnolo volevo dimettermi"

Sport Rimini | 21:51 - 29 Gennaio 2021 Da sinistra: Alessandro Mastronicola e Pietro Tamai Da sinistra: Alessandro Mastronicola e Pietro Tamai.

Il giorno dopo Alessandro Mastronicola ha una faccia riposata, meno tirata del solito. Evidentemente si è tolto un peso dallo stomaco e dice la sua sul suo periodo in biancorosso in maniera virulenta, lanciando veri e propri macigni a più riprese, anche in maniera esplicita, in direzione del direttore sportivo Pietro Tamai “colui che mi avrebbe dovuto tutelare e invece...”. Ma sull'episodio incriminato di Budrio nessun riferimento.

L'ex tecnico mette il dito nella piaga indicata un po' da tutti e invece trascurata dal club: la lunghezza della rosa (31 giocatori) diventata nel tempo ingestibile tanto che in allenamento ci voleva un vigile urbano per dirigere il traffico invece di un allenatore: troppi giocatori inutlizzati, da qui mugugni e proteste: "Questi che vanno in tribuna alla fine sono sempre giustificati e – dice Mastronicola pensando male - poi gioiscono quando tu non vinci”. Insomma un piatto che Mastro non riusciva proprio più a mandare giù dopo aver tentato di deglutirlo in tutte le maniere. E forse per questo - ci chiediamo - la squadra ha mostrato solo in parte il suo potenziale?

“Col Fiorenzuola è arrivata la terza vittoria di fila e pensavo che avrei avuto la forza di pretendere qualche cessione.Credevo che dopo tre vittorie di fila avrei avuto la forza di pretendere le uscite di ragazzi che ogni domenica andavano in tribuna. Questo ha creato malumori. Siamo arrivati a Prato con l’autorevolezza del mister che stava venendo meno  – ecco un altro siluro del Mastro - : in vantaggio ci siamo fatti battere dimostrando mancanza di personalità e allora sono arrivate altri due giocatori a mettere ancora più confusione di quella che già c’era nello spogliatoio. Quindi altri due ragazzi da mandare in tribuna. Visioni diverse nel vedere il calcio: io lo vedo in modo professionale e professionistico, qualcuno lo vede nel modo da bar”.

"Dopo Bagnolo avrei voluto già lasciare tutto, ma i miei collaboratori mi hanno convinto ad affrontare la partita di mercoledì, le condizioni però non c’erano già più, Quando uno non si diverte più… rivela il tecnico - Giovedì mattina avevo già deciso di fare questa scelta. Non è come si è detto o scritto che dopo quello che è successo a Mezzolara (il riferimento è alla violenta lite con il difensore Gigli, ndr) abbia rassegnato le dimissioni. Non è vero”.

Cosa non è andato per il verso giusto?

“ Non mi sentivo più protetto da chi di dovere, anche quando sono arrivati i risultati. Dopo tre vittorie di fila io avrei potuto battere i pugni sul tavolo, in realtà non mi è stato permesso perché era un continuo rimandare a domani le scelte che avremmo dovuto fare ieri. Mi si continuava a ripetere: 'Devi fare una lista per le cessioni'. Una lista che avrò scritto più di cento volte, però evidentemente faceva comodo a qualcuno tenere la rosa così ampia, fino ad aspettare le sconfitte. Nelle vittorie non gioiva nessuno se non io, nelle sconfitte gioiva una sola persona”.

Mastronicola torna spesso sulla rosa, il mercato. “Io ho scelto solo tre giocatori. Ogni settimana se non andava secondo qualcuno ecco che arrivava qualcun altro. Quando chiedevi di fare uscite le uscite non venivano fatte”.

E riguardo alla gestione di Gigli e Casolla, dati in partenza prima e poi reintegrati, il Mastro dice: “E' stato tutto molto complicato: scelte economiche, scelte tecniche, reintegriamo, non reintegriamo. A un certo punto ho deciso che se li avevo a disposizione dovevo allenarli. Se io ho 31 giocatori ne alleno 31. In separata sede chiedevo le cessioni, che non avvenivano, però continuavo ad allenare”.

Il suo rapporto col presidente Alfredo Rota?

“Col presidente Rota sono rimasto non in ottimi rapporti. Mi sono preso sempre le mie responsabilità, ma quando il problema è solo l’allenatore non mi sta bene. Non ce l’ho assolutamente con il presidente, anzi io spero che continui questa sua avventura perché non si trovano così facilmente persone di così alti valori. Anche per lui accettare questa situazione è stata dura perché avevamo instaurato un rapporto di fiducia. Ho fatto di tutto pur di salvaguardare squadra e società. Il presidente è nuovo del calcio – continua l'ex tecnico biancorosso -  quindi tante dinamiche non le conosceva, ma ha una passione incredibile. Rota si è affezionato a tutti: dice sempre che questa è la squadra della città e non la sua squadra. E quindi io mi sentivo in dovere di prendermi delle responsabilità anche per lui e lo farei tutt’ora. Ma dare la colpa solo all’allenatore mi sembra eccessivo, e questo non da parte del presidente”.

Il suo posto è stato preso da Adrian Ricchiuti. Che dice?.

“ Se Adrian ha accettato questa nomina sono contento per Adrian, avrà delle belle beghe anche lui, ma credo lo sappia”.

Con il DS Alfio Pelliccioni sarebbe cambiato qualcosa?

“Con Alfio Pelliccioni non ci sarei stato io e le cose sarebbero andate in maniera diversa”.

Tornando indietro lascerebbe ancora la Savignanese che tornare a Rimini?

“Rifarei tutto quello che ho fatto perché allenare il Rimini per me è importante, lo è sempre stato. Non lascerei mai passare un’opportunità del genere”.

< Articolo precedente Articolo successivo >