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Crisi del settore moda, Nadia Rossi chiede l'apertura di un tavolo in regione

Il grido di allarme "A rischio tutta la filiera del made in Italy"

Attualità San Giovanni in Marignano | 12:20 - 28 Gennaio 2021 Crisi del settore moda, Nadia Rossi chiede l'apertura di un tavolo in regione


Anche il settore moda è in crisi. La stima di Confindustria è di un calo medio di fatturato pari al 27,5% nel terzo trimestre del 2020, con picchi del 32% per le concerie. Sulle contrazioni che riguardano in linea generale il fatturato, le produzioni e gli ordini, pesa in particolare il forte calo dell’export e delle vendite al dettaglio. “Tutta la filiera è in sofferenza: l’artigianato e la manodopera, l’industria tessile, quella conciaria, il commercio e i servizi che in Emilia-Romagna, dove possiamo fregiarci di avere una vera e propria Fashion Valley, significa economia, sviluppo e lavoro. – spiega la consigliera regionale Pd Nadia Rossi, che aggiunge – In particolare, quello di micro, piccole e medie imprese, che occupano prevalentemente donne. Penso ad esempio ai distretti di San Giovanni in Marignano, San Mauro Pascoli e Savignano sul Rubicone, eccellenti realtà romagnole nel settore moda, calzaturiero e accessori, che insieme alle aziende del modenese sviluppano il prezioso comparto della Regione. Va da sé che tutto ciò che possiamo far rientrare nel made in Italy ha bisogno di essere sostenuto a più livelli”.

“La sensazione generale è che le varie misure economiche introdotte a sostegno dei diversi settori produttivi non dedichino la dovuta attenzione al comparto, mentre servirebbero misure ad hoc, che tengano anche conto del fatto che la moda è settore ad alta intensità di manodopera, con una netta prevalenza della componente femminile” sottolinea la consigliera.

“La ripresa del settore non può prescindere da un'azione congiunta dei diversi livelli istituzionali che sappia dare risposta ai problemi legati all'incentivazione del commercio internazionale, alla difesa del Made in Italy, al rafforzamento della Fashion Valley emiliano-romagnola, alla fiscalità delle imprese e alla detassazione dei brevetti a supporto della ricerca e dell'innovazione, nonché da misure volte a sostenere specificamente la componente femminile dell’occupazione del settore. Per questo ho proposto alla giunta regionale come prima firmataria una risoluzione con alcuni punti che penso possano essere utili a rivitalizzare il settore nel breve e medio periodo ragionando a 360° rispetto al sistema moda” annuncia. “Facilitazione dell'accesso al credito per far fronte alla crisi di liquidità delle imprese, sostegno a investimenti in innovazione e sostenibilità con finanziamenti a fondo perduto, sgravi fiscali e contributivi a fronte di progetti di aggregazione/reti di piccole e medie imprese, sostegno alla filiera incentivando accordi e il mantenimento della subfornitura locale, sostegno alle imprese per l'accesso a nuovi mercati, defiscalizzazione per le aziende che riportano la produzione e la subfornitura sul territorio, finanziamento di interventi per la formazione di lavoratori e imprenditori, per lo sviluppo di nuove competenze maggiore flessibilità o mobilità interaziendale. Sono queste alcune azioni che si potrebbero intraprendere a vantaggio del Made in Italy” suggerisce la consigliera regionale democratica.

Nello spirito del Patto per il lavoro e il clima appena sottoscritto in Emilia-Romagna, sarebbe utile convocare un tavolo regionale di crisi per la moda in cui, alla presenza delle associazioni imprenditoriali, sindacali e istituzionali, siano valutate misure ad hoc per salvaguardare l’occupazione e consentire al settore di ripartire il prima possibile. In Emilia-Romagna sono numerose le eccellenze legate al settore e non possiamo permetterci di perderle. Regione e Governo devono mettere in campo misure specifiche, diverse dagli altri settori”.
 

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