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A Tavola con: Valentina del Mier di Rimini. "Ho lasciato il 'posto fisso' per coronare il mio sogno"

Nel cuore di Rimini un locale che è bistrot, spazio espositivo, laboratorio creativo e coworking. Il Mier ,animo emiliano-romagnolo e spirito fusion

Attualità Rimini | 07:37 - 03 Gennaio 2021 Da sinistra a destra Valentina Matteo, i cuochi Toshi e Dayron, la sommelier Gaia Da sinistra a destra Valentina Matteo, i cuochi Toshi e Dayron, la sommelier Gaia.

Di Monia Sebastiani

Il 2020. L’anno dei non abbracci. Della distanza. Dell’isolamento forzato e dei ricongiungimenti nei giorni dispari. L’anno in cui tutto è cambiato, ma qualcosa no.

Perché, se il Covid e tutte le regole, restrizioni e consigli che ci ha costretti a subire, hanno spinto il mondo intero ad adottare un modo di fare e, talvolta, un  modo di essere diversi, per alcuni versi migliore, in alcuni casi il peggio di noi ancora stenta a scomparire.

Perché il 2020, l’anno dell’andràtuttobene, molte cose bene non sono andate e basta. 

Se ripensiamo  a Claudia Alivernini, la prima infermiera vaccinata, insultata pesantemente dai no vax sui social.  E alla Rai, che ci propone il tutorial per fare la spesa in maniera sexy. A Bianca Berlinguer, definita gallina in diretta TV. Allo Chef Vissani, che (nel 2019) dice che la cucina non è un luogo adatto al gentil sesso. O a tutte le donne che ancora, in un anno che doveva rendere il mondo un posto più gentile, devono sgomitare. Subire. Accettare compensi minori, sguardi pesanti, battute sessiste. Fare sempre un passo in più per essere un gradino sotto agli uomini.

Se si guarda a tutto questo non si può che pensare che, in fondo, si può e si deve fare di più. Che si debba protendere verso una parità che livelli le discrepanze e che non permetta più di lasciare adito a discorsi obsoleti e legati ad un concetto patriarcale di società, che non rispecchia assolutamente quella in cui viviamo.

E’non è un caso, quindi, se questo primo spazio dell’anno lo dedichiamo a Valentina e al suo Mier.

Valentina che in un mondo maschilista e maschio come quello della ristorazione, lascia un contratto a tempo indeterminato per coltivare un sogno.

Valentina donna. Valentina mamma, che mamma vuole esserlo un pò di più. “Viaggiavo molto” mi dice . “era il 2017 e io lavoravo per una grossa azienda, qui a Rimini. Mi occupavo di marketing e comunicazione. Una settimana ero a Londra, quella dopo a Roma. Le mie due bambine venivano con me. Ma era stressante e sentivo di non vivere la vita che volevo. In quei momenti ha cominciato a prendere forma il mio progetto. La sera, dopo aver lavorato, quando la mia famiglia dormiva, io buttavo giù le idee. Le ho raccolte in una cartella che avevo denominato MII, Made in Italy, per distinguerla dai files di lavoro. E’ così che è nato quello che poi è diventato Mier. “

Mier è l’acronimo di Made in Emilia Romagna. E’, infatti, in questa regione che il progetto pianta le sue radici. Un progetto insolito, di respiro europeo, una ventata di freschezza in una città, Rimini, che talvolta sembra cristallizzarsi su un’idea di ristorazione datata, che fa leva, quasi esclusivamente, sulla buona cucina, tralasciando aspetti fondamentali, come l’innovazione, la ricerca continua, il rapporto con lo staff, ma anche l’arredo o la comunicazione, perché anche l’occhio vuole la sua parte. 

Valentina, invece, partendo dalla tavola, nutre anche lo spirito.  Mier, infatti è bistrot, ma anche spazio creativo condiviso, laboratorio artigianale e “Craft Art Gallery” e coworking.

Il bistrot è accogliente , l’arredo, interamente studiato dalla padrona di casa, ricorda un pò un salotto bohémienne, in cui si fondono alla perfezione dettagli moderni, oggetti vintage e tavoli e sedie colorate. E’ uno di quei posti che scovi per caso, magari per un caffè al volo, ma il calore che sprigiona ti spinge a rimanere anche per pranzo. E per l’aperitivo magari. Il menù parte dalla tradizione romagnola, ma fa un giro di valzer con i sapori internazionali. Dayron e Toshi, i due giovanissimi cuochi, rispettivamente di nazionalità italo cubana e giapponese, hanno la libertà di proporre i piatti da inserire nel menù, alcuni dei quali che traggono ispirazione dalle loro culture. “E’importante guardare oltre, spaziare, permettere alla nostra cucina di osare e di attingere non solo dalle nostre terre, ma anche da quelle lontane. Siamo nell’epoca della globalizzazione ed è indubbio che questo processo modifichi anche le nostre abitudini alimentari” dice Valentina , che studia a tavolino le proposte dei suoi due giovani collaboratori, aiutata  ,in questo, dall'amico Mariano Guardianelli, chef e proprietario, assieme alla compagna Camilla, del ristorante stellato "Abocar due cucine". Ogni ingrediente è scelto con cura, i prodotti utilizzati sono tutti a chilometro zero e seguono la filosofia del locale,ovvero l'appartenenza al territorio. L'olio di Roberta Frontali, i formaggi di Brancaleoni di Roncofreddo o di Celli del Montefeltro, il pane e la piadina ai grani antichi di Sanpatrignano, le birre prodotte artigianalmente da mastro Birraio di Rimini, Faenza e Bologna, le verdure di stagione di Canducci e il pesce di Roberto, del mercato coperto di Rimini. Nulla è lasciato al caso, Valentina sceglie personalmente, assieme alla brigata di cucina e sala le aziende con cui collaborare, cercando di spaziare e differenziare la scelta il più possibile. 

Gaia, in sala, è un concentrato di sorrisi e gentilezza. Due enormi occhi azzurri che brillano da dietro gli occhiali.  Le dico due parole e mi versa un vino che non sapevo nemmeno io di volere. Perfetto. 

E’ una sommelier. E vederla girare per i tavoli, cavatappi nella fondina e bottiglia in mano, che racconta storie di vigne e nuove uve, è affascinante. E’ l’esempio perfetto del detto che recita :- fa quello che ti piace e non lavorerai nemmeno un giorno.

Anche in cucina, la sensazione che ho è la stessa. Dayron e Toshi mi permettono di affacciarmi al volo per rubare un paio di scatti. Il ritmo è frenetico, sono le 14 e il locale è pieno (per quanto si possa riempire date le normative anti Covid). Toshi ha un sorriso contagioso, di quelli che mettono buonumore solo a guardarli. Dayron è concentrato a guarnire i piatti per farli uscire, e non stacca gli occhi dal banco di lavoro, interamente coperto da pietanze in  preparazione.

Valentina ha un grande rispetto e profonda fiducia nel suo staff. Lo ritiene parte integrante di un progetto che cresce, anche, grazie e con loro.

Non sono dipendenti, ma collaboratori. Ed è questa, forse, la forza intrinseca del Mier. Il concetto che sta alla base di tutto. Lo scambio. Scambio di idee, di culture, di opinioni, di sapere.

Scambio che si riflette, anche e soprattutto, nella sala adiacente al Bistrot, dedicato all’esposizione di artigianato, per lo più locale. Collane. Tshirt. Felpe. Ma anche ceramiche, tovaglie, spille.  Bottega, ma, anche, laboratorio in cui si alternavano (prima dell’emergenza covid) artigiani che lo sfruttavano per dare sfogo alla loro creatività. Artist in Mier è uno spazio indipendente, flessibile e libero dai costi delle forniture dei servizi, che offre la possibilità a chiunque lo desideri, di coltivare le proprie idee. Esattamente come accade nella cucina accanto, dove si lavora il cibo, qui è l’oggetto che ha una sua evoluzione, nasce, prende forma e finisce nelle vetrine della galleria.

Dalla piazzola esterna si accede alle sale predisposte al Co-Working,  pensate per persone e piccole start up che necessitano di uno spazio stimolante, senza il peso di un costo fisso. E importante in un  periodo come quello che ci troviamo a vivere che esistano realtà come queste. Il caro prezzi e l’esiguo numero di aree destinate a tali usi diventano ostacoli seri che spingono molte persone ad abbandonare progetti interessanti.

Il Mier è persone che si incontrano ,mondi nascosti uno dentro l’altro. Culture che si fondono. Visioni che si intrecciano. Idee che trovano fertilizzante. Un piccolo gioiello nel cuore di Rimini. Una formula nuova, inedita , che Valentina ha avuto il coraggio di proporre e di far crescere.

Valentina, donna. Valentina che ha avuto il coraggio di essere imprenditrice in un mondo di imprenditori spesso senza coraggio.

E che il 2021 possa essere un anno, davvero, migliore per tutti, ma, in particolare, per tutte le Valentine del mondo.
 

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