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Luci e ombre di Sanpa su Netflix: "La droga un virus che ha ridotto i nostri ragazzi a zombi"

Il presidente della provincia Riziero Santi ricorda gli anni di impegno solidale nella comunità di Coriano

Attualità Rimini | 13:58 - 02 Gennaio 2021 Vincenzo Muccioli Vincenzo Muccioli.


Mentre Sanpa prende le distanze dalla serie Netflix dedicata alle "Luci e tenebre di San Patrignano", in cui si ricostruisce «in modo parziale» la storia della comunità riminese di recupero dalle tossicodipendenze, il presidente della provincia Riziero Santi si inserisce in punta di piedi nel dibattito scoppiato in questi giorni online e affida alla sua pagina Facebook una riflessione, non solo per dire che il docufilm, a suo dire, è stato "fatto tecnicamente bene", ma per raccontare due momenti della sua vita che lo hanno legato a doppio filo alla storia della comunità di Coriano che ha cambiato la storia italiana della presa in carico delle persone affette da tossicodipendente.

"Guardare questa serie mi ha fatto rivivere gli anni della lotta contro le tossicodipendenze, un “virus” che negli anni Ottanta colpiva i ragazzi riducendoli a zombi. Io ho vissuto quell’esperienza da dentro. Prima da volontario, quando poco più che ventenne ho costituto a Riccione l’associazione Per l’emancipazione (Ape) con Pironi, Piselli e altri. Poi come "familiare" di un ragazzo che ho strappato dalla strada e portato a vivere in casa mia per oltre un anno senza abbandonarlo un attimo, gestendo crisi di astinenza e fughe. So cosa vuol dire. Luciano Nigro ha definito il suo docufilm né a favore né contro e da esso possiamo trarre spunto per essere tutti migliori e più preparati. La droga non è sparita dalla circolazione, e nemmeno le debolezze che ne alimentano l’uso. Semmai si presenta in modo meno evidente e più subdolo, ma non per questo meno pericoloso e devastante. Ho frequentato anche ultimamente la Comunità di San Patrignano, non come politico ma come famigliare, e trovo che svolga una funzione straordinariamente importante. Lunga vita a San Patrignano".

Sul tema interviene anche il leghista Jacopo Morrone: «San Patrignano è una realtà eccezionale per l’accoglienza che ha dato a tantissimi giovani segnati e dipendenti, un dato positivo e di successo che non ha pari in Italia e che dovrebbe rappresentare per tutti un vanto e uno stimolo a fare di più e meglio nella lotta contro ogni dipendenza da sostanze stupefacenti. Ci associamo quindi alle perplessità emerse sulla docu-serie Netflix: parliamo di quegli atteggiamenti negativi e pretestuosamente accusatori nei confronti di San Patrignano che è stata in passato al centro delle critiche di un variegato mondo in cui era preponderante quella cultura politica vessillifera dell’antiproibizionismo come improbabile soluzione alla piaga della droga. Oggi, dopo decenni, si torna daccapo. Per quali motivi? Non vorremmo che lo scenario fosse quello che ha come obiettivo la liberalizzazione e la legalizzazione delle droghe, che non solo ne farebbero aumentare l’uso, ma non scoraggerebbero neppure le attività criminali collegate».
 

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