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‘Firmo quindi sono’, manca ancora una legge per la ‘rivoluzione' di Simone Parma

Simone sollecitava a mettere le nuove tecnologie a servizio dei diritti del cittadino

Attualità Rimini | 10:25 - 02 Gennaio 2021 Simone Parma Simone Parma.

Sono passati cinque anni dalla scomparsa di Simone Parma, il riminese promotore della campagna “Firmo quindi sono” che in questi anni in molti, riminesi e non solo, hanno imparato a conoscere. Neanche nel 2020 purtroppo la proposta di legge è riuscita a trovare la strada per concretizzarsi.
 

FIRMO QUINDI SONO

Una battaglia cominciata nell’ottobre 2014 quando Simone si era recato all'Ufficio Anagrafe per rinnovare la sua carta d’identità.
Non poteva firmare con le proprie mani a causa di una disabilità fisica, la distrofia muscolare, e, pur riconosciuto capace di intendere e volere, gli fu posta la dicitura “impossibilitato”.
Simone non voleva accettare l'ingiusta privazione di un diritto, suo e di tante persone nella sua condizione. Ideò lo slogan “Firmo quindi sono” e il logo, che suggeriva diverse soluzioni tra cui la firma elettronica o il riconoscimento dell'impronta digitale; aprì una pagina Facebook, ottenne l'appoggio di associazioni come UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e Luca Coscioni, di opinione pubblica, media e politici locali e nazionali.
Dopo la sua scomparsa, il 4 novembre 2015 all'età di 37 anni, a portare avanti il suo impegno è stata la madre Grazia Zavatta.
La campagna “Firmo quindi sono“ è riuscita a farsi riconoscere a Palazzo Chigi ottenendo l’impegno dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che nel 2017 ha ufficialmente sollecitato le pubbliche amministrazioni “alla rimozione degli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dell’amministrazione digitale e alla piena ed effettiva attuazione del diritto all’uso delle tecnologie ICT (Information and Communication Technologies)”.
 

IL PASSO MANCANTE

Serve però una vera legge, e purtroppo in questi anni i continui cambi di governo hanno reso difficile il passo decisivo in Parlamento.
A sostenere la campagna è stato anche il senatore riminese del Movimento 5 Stelle Marco Croatti, che di recente ha portato l'istanza di “Firmo quindi sono” all'attenzione di Giuseppe Recinto, nominato consigliere del Presidente del Consiglio in materia di disabilità (il Governo attuale ha mantenuto la delega alla disabilità in capo alla presidenza del Consiglio dei Ministri).
A fine estate sembravano esserci le condizioni per avviare il confronto, ma a causare un nuovo stand by è stato il peggioramento della situazione coronavirus con la conseguente necessità di gestire le tante difficoltà contingenti.
Da parte del senatore Croatti resta la volontà di sollecitare la presa in carico della questione appena ce ne sarà la possibilità. E neanche i genitori di Simone vogliono arrendersi, nonostante le delusioni e le fatiche ancora non ripagate degli sforzi di questi anni.
La speranza è che il 2021 possa finalmente portare a una doverosa svolta per quella che è in primis una battaglia di dignità e civiltà, ma anche un'intuizione di Simone al quale l'attualità sta dando ragione.
 

LA “RIVOLUZIONE” DI SIMONE

Simone sollecitava, nel suo ambito, a mettere le nuove tecnologie a servizio dei diritti del cittadino. Oggi l'amministrazione digitale e la tecnologizzazione dei servizi anagrafici sono percorsi che, sotto la spinta dell'emergenza, stanno bruciando le tappe. Tanto che molte amministrazioni pubbliche elencano oggi i risultati raggiunti nel 2020 in questi campi. Ma la rivoluzione digitale non deve dimenticare i diritti di nessuno, a partire da chi si trova in condizioni svantaggiate. E da chi rivendica da anni un proprio legittimo diritto, quello di poter firmare come qualsiasi cittadino.

“Simone era tenace, determinato e lungimirante – ricorda la madre Grazia - Era attivo, acuto e sempre alla ricerca di soluzioni nell’ambito lavorativo: già nel 2000 si era attivato col telelavoro, quello che oggi chiamiamo smart working. Si confrontava con i medici con domande a volte imbarazzanti anche per loro, alla ricerca di risposte. Il suo grande senso civico e altruistico lo aveva portato nel 2014 a dare inizio ad una battaglia per rivendicare il riconoscimento di un diritto negato, superabile già allora con moderni strumenti tecnologici che lo Stato avrebbe dovuto fornire. Tra le soluzioni a cui Simone aveva pensato c'era la firma digitale, idonea anche per chi non può firmare con l’ausilio delle proprie mani. In questo terribile anno sconvolto dal Covid, molti servizi hanno trovato una rapida soluzione nelle tecnologie digitali che però non sono fruibili a tutta la comunità. E’ fondamentale abbattere le barriere burocratiche per agevolare chi è in difficoltà fisica, il cartaceo deve essere sostituito dalla tecnologia, gli strumenti non mancano”
 

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