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Qualità della vita, crollano i capoluoghi del turismo: Rimini finisce al 36esimo posto

Perde 19 posti nella classifica del Sole 24 ore, ma resta prima per cultura e tempo libero

Attualità Rimini | 09:51 - 14 Dicembre 2020 Il ponte di Tiberio a Rimini (foto repertorio) Il ponte di Tiberio a Rimini (foto repertorio).


Rimini rimane la capitale italiana per cultura e tempo libero e un riferimento a livello nazionale per ambiente e servizi (sebbene sia 92esima nella spesa sociale degli enti locali), ma perde posizioni sugli altri indicatori che per il Sole 24 ore determinano la qualità della vita di una provincia, crollando dal 17esimo al 36esimo posto nel giro di appena un anno. La classifica del quotidiano di Confindustria incorona invece Bologna, che balza al primo posto guadagnando ben 13 posizioni e traina il resto dei capoluoghi, tanto che cinque su nove sono tra i primi venti: Parma (ottava), Forlì Cesena (14esima), Modena (15esima) e Reggio Emilia (17esima).

La provincia di Rimini risulta essere 26esima per affari e lavoro (102esima per cessazioni di imprese), 63esima per ricchezza e consumi (è 106esima nel trend del Pil pro capite), 73esima per demografia e società (95esima per densità abitativa) e 104esima per giustizia e sicurezza (con la posizione peggiore sui furti e indice di criminalità, 105esima). Con alcune voci nuove, come la sportività 2020 per effetto della Covid-19 che nell'indicatore su cultura e tempo libero fa crollare la provincia al 106esimo posto. Nel 1993 si era piazzata 13esima.

«Nonostante gli effetti di una pandemia che colpisce relazioni, viaggi, turismo, la provincia di Rimini e la sua architettura socioeconomica reggono l’urto, restano se stesse, con i loro punti di forza e criticità. La graduatoria ci parla di un territorio provinciale che nonostante tutto non perde le sue caratteristiche», commenta il sindaco Andrea Gnassi, «è evidente però che sono proprio le nostre caratteristiche ad avere reso la nostra provincia tra le più esposte all’uragano Covid. La pandemia ci ha ferito nel profondo: esemplare in questo senso il dato sulla contrazione del PIL causa Covid dove la provincia di Rimini è penultima, precedendo solo Milano oppure l'effetto della pandemia sugli avvenimenti sportivi dove primeggiavamo fino allo scorso anno e dove oggi, causa lockdown e successivi provvedimenti, siano 102esimi. Niente sarà più come prima, ma vogliamo e dobbiamo prepararci alla ripartenza, guardando con ottimismo alla più grande campagna di vaccinazione nazionale che il Paese si appresta a mettere in piedi e confidando in una gestione attenta dei fondi del recovery plan. E Rimini sarà pronta».


«Quelli che sono storicamente e strutturalmente i punti di forza di un territorio hanno finito per divenire fonte di criticità», si accoda il presidente della Provincia di Rimini Riziero Santi, «perché un territorio come il nostro che si fonda sulle relazioni sociali, sull’incontro delle persone e sulla mobilità, la sua grande dinamicità e vitalità, il suo appeal e il suo stile di vita, non poteva non pagare alla pandemia un tributo altissimo, così come d’altronde è accaduto per le altri grandi realtà turistiche del nostro Paese. Abbiamo bisogno più che mai dei fondi in arrivo dall’Europa per attuare il rilancio e su questo, insieme alla Regione con la quale abbiamo collaborato alla stesura del nuovo Patto per il lavoro e per il clima e ai Comuni, ci faremo trovare preparati. Questo territorio ha sempre avuto e avrà nuovamente la forza di riemergere, come allo stesso tempo dimostrano altri indicatori dello stesso report».


L’indagine fotografa il benessere nelle province italiane con 90 indicatori, di cui 60 aggiornati al 2020 e 25 nuovi indicatori che documentano le principali conseguenze del Covid-19 su salute, attività economiche e vita sociale.

L’Emilia-Romagna vanta numerosi primati:
è prima in Italia per occupazione femminile (67%), per tasso di internazionalizzazione (oltre 11mila euro di export pro capite), per copertura a banda larga di piccoli comuni e scuole. Occupa il quarto posto ma solo perché davanti ha i tre territori a statuto speciale del Nord, che godono di autonomia di strategie e spesa. E se non fosse per Rimini, tutte le altre province recuperano posizioni in graduatoria, con Ferrara, storicamente l’area più fragile e povera della regione, che recupera addirittura 30 gradini.

La crisi penalizza le aree metropolitane più turistiche, come Venezia (33ª, in calo di 24 posizioni), Roma (32ª, -14), Firenze (27ª, -12) oppure Napoli (92ª, -11). E della mancanza di turisti risentono anche le località di mare: peggiorano le province di Puglia e Sardegna (fatta eccezione per Cagliari e Foggia), Salerno, Siracusa e Ragusa. In controtendenza solo la Liguria.

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