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Incendio nel residence: "Una tragedia che ha lasciata attonita tutta la comunità riminese"

Il cordoglio dell'amministrazione. Adl Cobas accusa: "Lavoro povero, precarietà abitativa"

Attualità Rimini | 17:01 - 09 Dicembre 2020 L’incendio costato la vita alla 37enne (nel riquadro Arianna Tetta) L’incendio costato la vita alla 37enne (nel riquadro Arianna Tetta).


Si chiamava Arianna Tetta, 37enne di Melfi, la ragazza deceduta nella notte tra il 7 e l'8 dicembre nell'appartamento di residence di San Giuliano nel quale viveva. Nativa di Melfi, lavorava come collaboratrice scolastica alla scuola elementare "Madre Teresa di Calcutta". "Una tragedia che ha lasciata attonita e senza parole non solo i suoi amici, ma tutta la comunità riminese", commenta l'amministrazione comunale in una nota, esprimendo il proprio cordoglio e  sottolineando che Arianna "era arrivata per un motivo importante, dare una mano alla riapertura in sicurezza delle nostre scuole". Dovendo aumentare il personale ausiliario, la giovane di Melfi si era trasferita a Rimini, "per darci una mano e costruirsi un futuro", evidenzia l'amministrazione comunale, che si è messa a disposizione per un supporto alla famiglia. "Con i parenti lontani, sono i suoi amici della comunità Lucana in Romagna che si stanno attivando per aiutare la famiglia per le esequie", spiega una nota ufficiale da palazzo Garampi. 

ADL COBAS: "LAVORO POVERO, PRECARIETA' ABITATIVA" In una nota, Adl Cobas esprime il proprio cordoglio per la morte di Arianna e nel contempo pone i fari sulla precarietà del mondo del lavoro e sulle difficoltà, per i giovani, di trovare stabilità: "A Rimini Arianna era arrivata per lavorare come dipendente Ata in una scuola elementare, assunta probabilmente con un contratto Covid, quei contratti iper-precari utilizzati durante la pandemia per assumere persone senza stabilizzarle, per avere braccia da sfruttare nell'emergenza per poi disfarsene appena questa si arresterà".  Prosegue la nota di Adl Cobas: "Un lavoro fuori dall'ambito della sua laurea, che poco c'entrava con quello che aveva studiato e con quello che probabilmente avrebbe voluto fare nella vita, dopo averne investita buona parte a studiare: un lavoro povero, sottopagato che non le ha consentito i margini e le garanzie per trovare una casa in affitto, altrettanto sicura come quella che aveva lasciato nel suo paese di origine". Adl Cobas evidenzia così il problema della precarietà abitativa: "Nel nostro territorio la percentuale di coloro che vivono in affitto in stanze di albergo, residence, soffitte o sottoscala, ex cantine o garage privi di abitabilità ed ugualmente affittati, si sta espandendo a macchia d'olio". Le soluzioni abitative alternative, una volta temporanee, sono obbligate, accusa Adl Cobas, in un mercato di locazione privato "divenuto inaccessibile ed impenetrabile a causa delle speculazioni stagionali e dei processi di turistificazione (gli affitti annuali sono divenuti cosa rara), dei costi (per l'affitto di un bilocale la spesa minima è di 600/700€) e non ultimo delle garanzie che occorre fornire a proprietari ed agenzie (dai contratti di lavoro annuali, stabili, ben remunerati alle fidejussioni bancarie)". Adl Cobas rilancia le proprie richieste alle istituzioni: un salario minimo, una casa per tutti, investimenti seri nelle politiche abitative, recuperando il patrimonio sfitto del paese, l'utilizzo dei fondi del recovery fund per investimenti  nelle scuole pubbliche e nelle università, nella ricerca, nella sanità, nell'edilizia popolare, "in quella sommatoria di aspetti che ha portato una lavoratrice precaria di 37 anni a morire in un incendio nel 2020 in un monolocale a Rimini".  

 

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