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Purograno a Rimini, la pasta fresca dello chef fatta come le mamme o nonne al tagliere

Dentro ogni sfoglia c’è un "Ti Penso", un "Mi manchi", un "Sei sciupato, mangia."

Attualità Rimini | 08:27 - 20 Dicembre 2020 Team di pastai esperti e qualificati Team di pastai esperti e qualificati.

Di Monia Sebastiani

Non importa quanto tardi si fosse coricata la sera. Se i figli stessero ancora dormendo o se il marito fosse intento a guardare la moto Gp sul divano. Ogni domenica mattina, una aZdora in Romagna indossava il suo grembiule e si metteva al tagliere a fare una quantità indefinita di pasta fresca.
Perché, leoni o no, la domenica è fatta di post sbronze condite col ragù. Di messa delle undici e fettuccine. Di sveglie che dormono  fino a tardi e passatelli, in brodo o asciutti, purché si utilizzi solo il pane di qua che sennò non vengono mica  bene. Alzi la mano chi, tra voi lettori romagnoli, non si è svegliato almeno una volta con il profumo della sfoglia. o con lo sfrigolio del ragù. Tagliatelle o fettuccine. Ravioli o tortelli. Cappelletti o tortellini. Dialetti diversi, denominatore comune : l’amore che sta tutto in quel fazzoletto di uova e farina e che ci lega così saldamente a quelle tradizioni. Le stesse che portiamo dietro quando siamo lontani, che ci tengono caldo nelle notti solitarie in città o che ci nutrono tra un esame all’altro all’università. Quelle tradizioni che trascriviamo su fogli volanti e che nonna prova a mimarci con le mani, perché le dosi non le ricorda. Tradizioni che rischiano di andare perdute oggi che va tutto veloce e che le penne non le usiamo quasi più. Oggi che le donne (ma anche gli uomini) sono sempre più di corsa, sempre più multitasking e Smart Working va da sé che il tempo per cucinare si riduce e ci si ritrova, piuttosto, a scaldare o a inserire al microonde. 
Tradizioni. Natale e cappelletti. Perché si può rinunciare a tutto : ai regali sotto l’albero, al bacio sotto al vischio e alla neve alla vigilia.

Ma il connubio Pranzo di Natale/Cappelletti è più sacro del Santo Grahal in Romagna. E non sarà di certo un Covid qualunque a fermare i nostri cucchiai.  Quest’anno, che molte delle nostre aZdore, a seguito delle disposizioni di contenimento dettate dal Governo, si trovano a dover appendere il grembiule al gancio, bisognerà affidarsi ad altre mani di fiducia.  A salvare il nostro  Natale, però, non può essere un chiunque a caso. Servono la stessa passione per il territorio e la stessa conoscenza delle tradizioni. Serve aver inalato quegli stessi profumi ed essersi arrampicati almeno una volta sulla sedia, per spiare mamma che faceva scorrere il matterello sulla spianatoia. Servono studio. Ingredienti scelti con cura. Rispetto della cucina romagnola, dei suoi sapori e della storia che si nasconde dentro essi. “Purograno” racchiude tutto questo in un fazzoletto di pasta. 

Lo chef, Cristian Vannucci, dopo tanti anni spesi a servizio della ristorazione decide di tornare alla base: la pasta fresca. Coinvolge un team di pastai esperti e qualificati, che da anni lavorano nel settore e apre un pastificio artigianale nella terra delle azdore, dalle quali riprende le tecniche di lavorazione. Un ritorno pianificato con cura e dedizione, le farine scelte da “ Purograno” sono tutte a kilometro “0”, integrali o al farro monococco, o le classiche bianche. Tutte sono prodotte dall’azienda Ronci, di Pennabilli, che ha ancora in funzione il mulino a pietra trainato da acqua corrente, come quelli dii una volta.  Le uova sono tutte biologiche e provengono da galline della zona, allevate a terra. Perché la passione è tutto, ma se non si impasta con ingredienti di ottima qualità, rischia di rimanere nulla.

E’ fondamentale per noi, dice Cristian, diffondere la nostra filosofia, basata sulla stagionalità dei prodotti e la genuinità delle preparazioni. Vogliamo che i nostri clienti ritrovino il profumo di casa nei nostri piatti, che rivivano un’esperienza, rivedano le loro mamme o nonne al tagliere, che gustino ricordi e non solo sapori. Perché cucinare è riempire i piatti e cuori. Dentro ogni sfoglia c’è un “Ti Penso”, un “Mi manchi”, un “Sei sciupato, mangia.”

Il credo di “Purograno “ ricalca alla perfezione quello che ci tramandiamo da anni in Romagna, fondato sulla semplicità, sulla genuinità e sul bis o il tris.  Per questo siamo convinti che le nonne di tutta la Romagna, che in tempi non sospetti mai ci avrebbero permesso di comprare al pastificio, in questo Natale un pò freddo per il divieto di abbracci, chiuderanno un occhio e lasceranno che a scaldarci siano i cappelletti di Cristian.

Nota di colore per chi non conoscesse il termine Azdora : 
L'Azdora o Arzdora, regina del focolare romagnolo, era una vera colonna portante della famiglia e, non a caso, sfogliando il dizionario di dialetto romagnolo scopriamo che in italiano Azdora significa: “reggitrice, massaia, colei che presiede al governo della casa”.