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Covid: nella seconda ondata 36 bambini hanno sviluppato la Kawasaki, uno è di Rimini

Le reazioni iperinfiammatorie sono conseguenza dell'infezione da Sars-CoV-2, ma non causa diretta

Attualità Rimini | 08:36 - 02 Dicembre 2020 Foto di repertorio Foto di repertorio.


C'è anche un bambino di Rimini tra i 36 nei quali è stata osservata l'insorgenza della sindrome di Kawasaki o simil, correlabile secondo i primi studi all'infezione da Sars-CoV-2. I dati sono stati raccolti e in fase di analisi dall'ospedale Sant'Anna di Como: la metà circa dei casi segnalati ha riportato i sintomi della sindrome classica, l'altra metà ha sviluppato forme più aggressive.

Va specificato che non sono causate direttamente dall'infezione da nuovo coronavirus ma sono reazioni iperinfiammatorie post infettive indotte dalla risposta immunitaria anomala, facilitata da fattori di rischio o predisposizione genetica. Nelle forme più gravi l'eccessiva risposta immunitaria può interessare anche il cuore provocando miocarditi, inducendo anche il ricovero in rianimazione.

Da febbraio a maggio erano stati 149 casi segnalati in Italia di cui due terzi erano Kawasaki e il restante simil Kawasaki, tutti nel nord Italia. "Nessun allarme", tranquillizza il primario della pediatria del Sant'Anna Angelo Selicorni all'Ansa, "ma i genitori devono essere attenti a monitorare una serie di campanelli d'allarme che i pediatri conoscono: oltre ad una febbre alta da più giorni, comparsa di congiuntivite, labbra o bocca secche, uno stato di debolezza generale, arrossamento e/o gonfiore delle mani e dei piedi e aumento di dimensione di alcuni linfonodi. In questi casi è necessario approfondire la situazione con accertamenti mirati ed attivare le terapie necessarie". Nei casi di simil Kawasaki "si aggiungono anche vomito, diarrea, dolori addominali e tachicardia, fino al rischio di collasso. Nei casi più gravi si interviene anche con il cortisone endovena a alte dosi oltre che con le immunoglobuline".