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Bar e ristoranti reclamano la zona gialla: la decisione è attesa per giovedì

Ci sono titolari però che hanno bisogno di organizzarsi, come Isabey del Mamì, che chiede anticipazioni direttamente a Conte

Attualità Rimini | 09:16 - 01 Dicembre 2020 Severine Isabey, la titolare del Mamì bistrot di Rivabella a Rimini Severine Isabey, la titolare del Mamì bistrot di Rivabella a Rimini.


«Carissimo presidente Giuseppe Conte, sono Severine Isabey da Rimini e ho il cuore stretto dalla paura». Inizia così la lettera della titolare del nuovo Mamì bistrot di Rivabella, attività aperta quest'anno tra dubbi e incertezze e che a modo suo sta cercando di restare a galla, nonostante «22 dipendenti cui garantire uno stipendio e una situazione emotivamente dura per una donna di 45 anni che ha sacrificato moltissimo del proprio patrimonio personale per salvare la propria azienda e di chi ci lavora». Rotti gli indugi delle prime righe, Isabey chiede in modo chiaro al premier «quando diventeremo zona gialla, in modo da poter pianificare un progetto di apertura, perché è importante». Anche perché, come ormai si legge e si sente dire ovunque, un locale non può quasi mai riaprire da un giorno all'altro, soprattutto se di certe dimensioni e con un servizio ristorativo articolato. «Lei non fa questo mestiere ma io sì e sapere in anticipo se potrò aprire il mio locale mi permetterebbe di non farmi trovare impreparata ad accogliere in totale sicurezza i miei clienti. Carissimo presidente, abbiamo bisogno di una carezza e di rispetto».

Questa lettera è inviata non a nome, ma per conto dei colleghi ristoratori, riminesi e non, che stanno vivendo attimi di pura incertezza. «Qualche settimana fa siamo stati colti tutti di sorpresa dall'ordinanza regionale che ci imponeva la chiusura da un giorno all'altro dopo l'ultimo Dpcm. Noi avevamo già fatto i rifornimenti per il weekend e programmato un piccolo intrattenimento mattutino, siamo stati costretti ad annullare tutto e a regalare tanti prodotti freschi che sarebbero andati a deperimento. Oggi la speranza è che le istituzioni tengano presente la complessità delle nostre imprese e ci diano il tempo necessario per organizzare, nel caso, una comoda riapertura. Abbiamo imparato in questi mesi a navigare a vista, ma tanti lavoratori aspettano da noi delle risposte e, anche se non dipende da noi, è davvero imbarazzante non poter offrire a questi ragazzi neppure un orizzonte di speranza».
 

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