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Omicidio Olga Matei, 30 anni a Michele Castaldo: "Tempesta emotiva non ha inciso nel delitto"

L'appello bis ha confermato al condanna, dopo la prima sentenza d'appello che aveva concesso una riduzione della pena

Attualità Riccione | 13:07 - 25 Novembre 2020 Nel riquadro Olga Matei Nel riquadro Olga Matei.


Il 5 ottobre 2016 a Riccione Michele Castaldo uccise Olga Matei, la sua ex compagna. Per l'omicidio è stato condannato a 30 anni di reclusione: l'appello bis era stato disposto dopo la prima sentenza d'appello che aveva ridotto la pena a 16 anni, citando "la soverchiante tempesta emotiva" come attenuante generica, e dopo il successivo annullamento da parte della Cassazione. La corte d'assise d'appello di Bologna, nel confermare i 30 anni disposti in primo grado, ha escluso che "il moto passionale che ha pervaso l'imputato al momento del fatto" possa aver inciso in modo "necessariamente significativo" nella consumazione del delitto.

Nel dettaglio, nelle motivazioni, si spiega che il timore di abbandono che l'uomo diceva di avere, sentimento che "avrebbe concorso a scatenare la 'tempesta emotiva'", espressione presa da una perizia psichiatrica, in realtà, secondo i giudici, "confligge con la sequenza di indicatori di segno opposto provenienti da Castaldo il quale, più volte, si era mostrato pronto a interrompere la relazione".  Inoltre, da un lato le precedenti negative esperienze amorose dell'imputato non risultano, per la Corte, avere "connotati di tale traumaticità da determinare", sempre citando la perizia, una "qualsivoglia problematica emotiva che ecceda le comuni reazioni ai 'life events' che tutti nel corso della vita possono affrontare, sia per ciò che attiene agli insuccessi amorosi" che per "le conflittualità con il contesto ambientale".

Dall'altro la sequenza di circostanze che avrebbero scatenato l'impulso omicida "risultano prive di reale consistenza, così da risultare più un pretesto che una causa determinante dell'azione". Le attenuanti, poi, oltre che per la "tempesta emotiva" erano state concesse anche tenendo conto della confessione e della volontà di risarcire la vittima. Due elementi smontati dalla nuova sentenza. Le dichiarazioni di Castaldo non rivelano infatti, "l'intenzione di liberarsi di un peso insopportabile mettendo a disposizione degli inquirenti la verità tutta intera". Anzi, si nota un "costante mutamento e aggiustamento della versione dei fatti" e un "atteggiamento obliquo e manipolatore". Quanto al risarcimento, si tratta di una "volontà espressa quando ormai era chiaro che egli sarebbe stato chiamato a rispondere del danno cagionato ai familiari della vittima". Ulteriore fattore di segno negativo è, infine, il fatto che Castaldo agì in preda all'alcol.

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