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Parte la caccia al cinghiale: dito puntato su assembramenti e violazioni di confine

Il Comitato in difesa dell'Oasi: "Le autorizzazioni di Regione e prefettura sono pretestuose"

Attualità Poggio Torriana | 16:41 - 21 Novembre 2020 Cartello braccata a Saiano Cartello braccata a Saiano.


Da sabato mattina su tutto l'ex territorio dell’Oasi di Torriana Montebello le doppiette hanno ricominciato a sparare, non solo per la selezione al cinghiale, attuata da personale specifico d’intesa con le Polizie provinciali, ma anche la braccata, attività prettamente ludico-ricreativa. Una situazione che ha fatto insorgere il comitato per la difesa dell'Oasi di fronte al nomadismo dei cacciatori anche oltre i confini comunali e talvolta regionali, in infrazione rispetto a quanto previsto dall'ultima ordinanza ministeriale che ha decretato la regione Emilia-Romagna zona arancione.

“Già all’alba sul sentiero che porta al Santuario della Madonna di Saiano e al guado lungo il fiume Marecchia si sono radunati gruppi di cacciatori che hanno continuato a sparare per tutta la mattinata - spiegano dal Comitato per l’Oasi di Torriana e Montebello. Una situazione insostenibile per gli abitanti di questo territorio, che una volta di più vedono calpestati i propri diritti in favore di chi, solo perché imbraccia una doppietta, può permettersi di non rispettare nemmeno i Dpcm che impongono a tutto il resto della popolazione italiana stringenti misure restrittive su spostamenti e attività".

Attivisti che si scagliano non soltanto contro i cacciatori, ma anche contro Regione e Prefettura: "Singolari, per non dire pretestuose, le motivazioni addotte per autorizzare le braccate di gruppo: si rappresentano i cinghiali come possibile veicolo di diffusione della peste suina africana, quando i documenti ufficiali indicano gli unici e sporadici casi italiani di questa malattia solamente in Sardegna e che in presenza di questa patologia si deve fermare la caccia e tenerla sotto controllo con una profilassi zootecnica. Il metodo delle braccate infatti non può essere considerato il sistema preferibile per il controllo della specie, in particolare all’interno delle aree protette. Si dà così la possibilità a decine di persone di assembrarsi e muoversi a piacimento. Perché come è stato proposto, non si autorizzano gli agricoltori di Torriana e Montebello alla cattura dei cinghiali con chiusini, che si è rivelato essere più efficace e viene adottato nei territori con particolare valenza ambientale come oasi e parchi? Come possono le istituzioni chiedere sacrifici ai cittadini e poi autorizzare spostamenti di massa per pochi eletti? I sacrifici evidentemente non sono per tutti: basta prendere una licenza di caccia per poter fare ciò che si vuole. Almeno in Emilia Romagna, Regione green solo a parole”.