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Stop mercato, tensione comune di Riccione e operatori: "Ci hanno dato ultimatum inaccettabile"

"Negli altri comuni le amministrazioni hanno pagato gli oneri aggiuntivi per la vigilanza", spiegano le ass. di categorie

Attualità Riccione | 15:42 - 20 Novembre 2020 Mercato di Riccione (foto di repertorio) Mercato di Riccione (foto di repertorio).

Stop al mercato settimanale del venerdì a Riccione ed è tensione tra l'amministrazione comunale e gli operatori. L'amministrazione, in una nota, ha infatti accusato le associazioni di categoria di essersi ritirate indietro dalla promessa di sostenere i costi degli oneri di vigilanza, attraverso una ripartizione tra i 300 operatori; oneri conseguenti alle nuove disposizioni previste dall'ordinanza regionale del 3 dicembre, che prevedono varchi di entrata e d'uscita presidiati per evitare assembramenti. Nicola Angelini, presidente provinciale di Fiva Confcommercio e Pierangelo Domeniconi, presidente provinciale di Anva-Confesercenti, hanno respinto le accuse al mittente, parlando di ultimatum inaccettabile da parte dell'amministrazione comunale, «che non si è voluta fare carico della sicurezza degli accessi», dicendo in sostanza «o pagate la sicurezza, o il mercato non si fa». Angelini e Domeniconi evidenizano che in altri comuni sono state le amministrazioni a farsi carico degli oneri aggiuntivi, mentre «il comune di Riccione ha tenuto un comportamento negativo e inspiegabile, pretendendo di scaricare i maggiori costi sugli ambulanti». Non trovando volontari per vigilare su accessi e uscite, le associazioni di categorie sono state incaricate di richiedere preventivi ad alcune agenzie specializzate: «Preventivi arrivati mercoledì pomeriggio e valutati troppo gravosi da pagare per operatori, che già per ogni giornata di lavoro corrispondono le imposte sul suolo pubblico e rifiuti, che già si occupano della sanificazione e della sicurezza delle loro postazioni e che sono già fortemente provati da un netto calo degli incassi dovuto alla scarsità di affluenza e alla risicata capacità di spesa dei clienti in questo periodo di pandemia». Così ieri (giovedì 19 novembre) gli operatori hanno espresso difficoltà e perplessità. Costi insostenibili che potrebbero anche moltiplicarsi, visto che la zona arancione potrebbe essere prorogata anche dopo il 3 dicembre. «Nessun accordo era stato sottoscritto al termine della riunione, nella quale era stato chiesto un po’ di tempo per un confronto con i soci su una questione così delicata», spiegano i rappresentanti delle associazioni di categoria. Ma i primi rifiuti e i tempi stretti (che hanno reso impossibile sentire tutti i 300 operatori) hanno spinto le associazioni di categorie a respingere quello che hanno definito un ultimatum. «Riteniamo l’atteggiamento del Comune di Riccone scorretto e sorprendente, dopo che alla riapertura dal lockdown di primavera avevamo fatto di tutto per venire incontro alle problematiche, reclutando volontari tra i commercianti, restringendo le aree e cambiando la collocazione dei banchi con una forte penalizzazione di molti operatori», accusano, aggiungendo: «Non possiamo credere che Riccione, non certo parca nelle iniziative e negli eventi, non riesca a far fronte ad una cifra così esigua per la sicurezza. Per questo mercato cancellato, chiederemo il rimborso delle imposte Tari e Cosap. In vista di venerdì prossimo torneremo ad incontrarci per trovare un accordo che possa soddisfare tutti, ma che non può arrivare sotto forma di ultimatum».