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Ici non versata al Comune di Rimini dallo Stato: continua in cassazione lo scontro giudiziario

Sia in primo grado che in secondo grado sono state accolte le ragioni del comune di Rimini

Attualità Rimini | 13:57 - 18 Novembre 2020 Palazzo Garampi, sede del municipio di Rimini Palazzo Garampi, sede del municipio di Rimini.


Prosegue in cassazione la querelle giudiziaria tra il Comune di Rimini e i Ministeri dell'Economia e Finanza e dell'Interno, dopo la sentenza della Corte d'Appello che ha condannato i Ministeri a versare al Comune, che aveva visto accogliersi le proprie richieste anche dalla sentenza di primo grado, oltre 2 milioni di euro come risarcimento per Ici non versata dallo stato tra il 2001 e il 2009, in riferimento a immobili di categoria D. L’eventualità del ricorso in Cassazione da parte dei Ministeri, era già stata valutata dal Comune di Rimini che "nella remota eventualità di una condanna", evidenzia l'amministrazione comunale, ha previsto, un adeguato accantonamento al fondo rischi contenzioso. 

UN CONTENZIOSO INIZIATI VENT'ANNI FA  La vicenda pone le sue basi vent’anni fa, con l’introduzione della possibilità per i fabbricati di categoria D (che comprende anche gli alberghi) di rivedere le proprie rendite catastali e definendo per legge che i minori imponibili derivanti dalla autodeterminazione provvisoria di tale rendite fossero compensati con corrispondente aumento dei trasferimenti statali. A causa però di una diversa interpretazione della normativa, il Comune di Rimini ha subìto una riduzione degli importi spettanti per oltre 1,8 milioni di euro (856mila euro recuperati dal Ministero perché considerati non dovuti e 984mila euro mai versati). Per questo motivo, l’Amministrazione, a fronte di un cambio di interpretazione della norma che ha finito per penalizzare il bilancio comunale, decise nel gennaio del 2010 di presentare ricorso al TAR, il quale dichiarò il difetto di giurisdizione in favore del Giudice Ordinario e, conseguentemente, proseguì con la costituzione in giudizio innanzi al Tribunale di Bologna che in primo grado nel 2016 riconobbe la bontà delle ragioni del Comune.