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Emilia-Romagna non a misura di bambini: un ragazzo su 4 e una ragazza su 5 non studiano né lavorano

I dati di Save the children tramite l'11esimo Atlante per l'infanzia in occasione della giornata mondiale per l'Infanzia

Attualità Emilia Romagna | 09:57 - 17 Novembre 2020 Foto di repertorio Foto di repertorio.


In Regione Emilia-Romagna quasi una ragazza su 5 (17,8%) non studia, non lavora e non segue nessun percorso formativo. La situazione, illustrata dall'ultimo report di Save the children diffuso in occasione della Giornata mondiale per l'Infanzia, è comunque più rosea che in altre regioni nonostante già prima della crisi 1 minore su 10 vivesse in povertà relativa e la dispersione scolastica fosse all’11,3%; nelle province di Ferrara e Reggio Emilia, tuttavia, circa una ragazza su 5 e un ragazzo su 4 non raggiugono le competenze minime in matematica e in italiano.

L’organizzazione ha diffuso l'undicesima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia “Con gli occhi delle bambine”, con una forte denuncia sulla necessità di intervenire alla radice delle diseguaglianze che colpiscono le ragazze. Urgente intervenire con risorse adeguate nelle “zone rosse” della povertà educativa.

L’Emilia Romagna non sembra essere una regione “a misura di bambino”, ma ancor meno “a misura di bambine”, che si sono trovati ad affrontare l’emergenza Covid-19, sebbene la regione fosse meno impreparata di altre.  Bambine e ragazze che in Italia pagano sulla loro pelle disuguaglianze di genere sistematiche e ben radicate nella nostra società, che si formano già nella prima infanzia, che le lasciano indietro rispetto ai coetanei maschi e che, con la pandemia, sono deflagrate.

Nel limbo regionale è intrappolato il 17,8% delle giovani contro l’11% dei coetanei maschi. In Emilia Romagna, il 10,8% dei minori vive in condizioni di povertà relativa. Tra le province dell’Emilia Romagna, è Ferrara quella con la percentuale più bassa di minori sul totale della popolazione (13,2%), mentre Reggio Emilia fa registrare il valore più alto (17,3%). Solo nel 2019 il nostro Paese, con poco più di 420 mila nascite (quasi 31 mila in Emilia Romagna), ha fatto registrare una diminuzione di oltre 19 mila nati rispetto all’anno precedente (-4,5%) e a fine 2020, nell’anno della pandemia, secondo le ultime previsioni dell’Istat potrebbe conoscere una ulteriore riduzione di 12 mila unità, portando le nuove nascite a quota 408 mila a fine anno e a 393 mila nel 2021.  A ridurre il brusco calo, solo l’incidenza dei minori con cittadinanza straniera, che oggi in Italia sono l’11% del totale, con Prato (28,4%), Piacenza (22,2%) e Parma (19,5) le province italiane con le percentuali più alte. Un esercito di bambine e bambini spesso nati e cresciuti in Italia, che reclamano i loro diritti di cittadinanza.

L’aumento della povertà educativa come conseguenza della crisi legata al Covid-19 rischia concretamente di tradursi nella perdita di apprendimenti e competenze educative, nell’incremento della dispersione scolastica così come del numero di giovani tagliati fuori da percorsi di studio, di formazione o lavorativi, tutti fenomeni già ben presenti prima dell’arrivo del virus. Basti pensare alla possibilità di frequentare un asilo nido o un servizio per la prima infanzia, che tuttavia in Emilia Romagna registra una percentuale di circa il 28% di bambini che nell’anno scolastico 2018/2019 avevano accesso a servizi pubblici offerti dai Comuni.

Ma anche nel percorso di crescita gli indicatori di povertà educativa confermano una situazione difficile già prima dell’emergenza, anche se c’è da sottolineare come l’Emilia Romagna faccia registrare risultati di gran lunga migliori rispetto alla media del Paese: nella regione più di 1 giovane su 10 (l’’11,3%) abbandona la scuola prima del tempo, al di sotto della media nazionale che segna un tasso di dispersione scolastica del 13,5%; inoltre, in Emilia Romagna, il 14,3% dei giovani rientra nell’esercito dei NEET, cioè di coloro che non studiano, non lavorano e non investono nella formazione professionale, molto meglio dello scenario a livello nazionale che fa registrare una percentuale media del 22,2%.

Anche al di fuori della scuola le opportunità di crescita culturale, emozionale, creativa, di svago e di movimento che possono permettere ai bambini e agli adolescenti di sviluppare pienamente la propria personalità sembravano essere molto basse già prima dell’arrivo del virus: nel 2018-2019, in Emilia Romagna quasi 4 minori su 10 tra i 6 e i 17 anni (37,7%) non leggevano neanche un libro extrascolastico all’anno (un dato di circa dieci punti percentuali inferiore rispetto al 48% a livello nazionale), mentre il 17,1% dei bambini o adolescenti tra i 3 e i 17 anni non praticava alcuna attività sportiva, comunque meglio, anche in questo caso, della media nazionale del 22,4%, quasi 1 su 4. Ancora sull'istruzione: meno di 1 ragazza su 4 (23,2%) si diploma al liceo classico o scientifico, così come il 24% si diploma in un istituto tecnico (23,9%). In Emilia Romagna le giovani neet sono invece il 17,8%, contro l’11% dei coetanei maschi.