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Covid, nuova rubrica: "A tavola con", per dar voce ai ristoratori colpiti dalle ultime restrizioni

Ogni settimana scriveremo la storia di un locale della nostra zona, tra sogni e speranze

Attualità Rimini | 08:48 - 17 Novembre 2020 Covid, nuova rubrica: "A tavola con", per dar voce ai ristoratori colpiti dalle ultime restrizioni

di Monia Sebastiani

Altarimini dà il benvenuto “A tavola con”, una rubrica per dare voce ai ristoratori della zona, duramente colpiti dalle restrizioni imposte anti Covid-19. Ogni settimana scriveremo la storia di un locale del Riminese tra sogni e speranze dei proprietari, per dimostrare la nostra solidarietà e quella di un’intera comunità a un comparto duramente piegato dalle normative volute dal Governo.


Che sarebbe stato un inverno atipico ce lo dovevamo sospettare. Un inverno più lungo anche di quello di Grande Inverno. E di altri “Game of Thrones “ ne avremmo proprio bisogno, ora. Ne servirebbe una a settimana di serie come quella, per far scorrere giornate altrimenti interminabili. In questo tempo cristallizzato. Sospeso. In questo lungo giorno della marmotta, in cui mattina, pomeriggio e sera si confondono nel ripetersi di azioni sempre uguali. Riti e routine attraverso cui cerchiamo di dare un senso alle nostre ore, orfane di affetti e di tante occupazioni. Portare fuori il cane. Accendere il pc ai figli che non vanno più a scuola, ma a fare Didattica a distanza. Fare la spesa, ma solo dopo le prime ore se non si è ultrasessantenni. Vestirsi per uscire, se si ha ancora la fortuna di avere un lavoro. Qualcuno ha ricominciato con lo yoga o con il pilates. Qualcun altro ha ripreso in mano il libro abbandonato sul comodino. Altri ancora si sono attrezzati per non rimanere con le mani in mano in caso di un altro lockdown. E intanto dagli scaffali del supermercato è già sparita la farina. E dai visi delle persone il sorriso.

Ogni tanto un Dpcm ci risveglia da questo torpore. E noi speriamo di cavercela, ma sappiamo già come finirà il discorso di Conte. E alla fine della diretta del presidente del Consiglio Giuseppe Conte la nonna apostrofa il cane e gli chiede se la racconteranno. Lo zio si arrabbia, ma non sa nemmeno lui con chi. I genitori si chiedono a vicenda a chi lasceranno i figli. E i ragazzi si chiedono quando potranno di nuovo bere una birra insieme.  Discussioni. Ipotesi. Chiacchere, che non sono più nemmeno da bar, perché sono chiusi.  E chissà se "al primo autogrill c’è chi festeggerà". Anche se di festeggiare, viene da pensare che nessuno abbia più voglia.

Tutto sembra avere un senso diverso, oggi. Se, durante il primo lockdown, forse complice anche l’effetto “novità” di un virus, che ci aveva colti tutti alla sprovvista, erano i sentimenti di nazionalismo, di vicinanza, di senso di comunità a farla da padroni, ora emerge un quadro completamente diverso, dominato dalla rabbia e dalla stanchezza. In questo walzer di colori, che ha diviso l’Italia in rossi, arancioni e gialli, la voglia di ballare e di cantare, che aveva unito i nostri balconi a marzo, sembra sparita. Ora, il primo colore che viene in mente è il nero. Delle saracinesche abbassate. Dei ristoranti vuoti. Dei fornelli spenti. Il nero della rabbia che sale. Della rassegnazione che abbiamo visto tra le tovaglie spiegazzate sui tavoli e i ristoratori con la testa tra le mani.

Il settore della ristorazione è ancora una volta tra quelli a pagare il prezzo più alto in seguito all’introduzione delle norme anti Covid-19. Le ultime disposizioni in vigore da domenica 15 novembre, hanno stabilito la chiusura totale dei locali al pubblico, permessi solo l’asporto e la consegna a domicilio. Una nuova stretta che mette a dura prova la sopravvivenza di molti locali, già duramente colpiti dal lockdown precedente.

In un momento in cui tutto traballa, vogliamo dare il nostro piccolo, ma speriamo significativo, contributo. Oggi più che mai serve coesione. Serve solidarietà. Serve sorridere. Servono tonalità che ci uniscano, anziché dividerci.

Ripartiamo così. Dai colori dei piatti della tradizione. Perché in Romagna, se occorre aggiustare qualcosa, non c’è posto migliore della tavola. Ogni settimana andremo (anche se virtualmente) in uno dei locali della zona. Intervisteremo i proprietari, ci faremo raccontare come è nato il loro sogno. Condiremo le nostre storie con qualche aneddoto divertente e ci faremo svelare trucchi e ricette per preparare qualcuno dei loro piatti a casa. Cercheremo di far sentire il nostro calore e la nostra vicinanza anche da lontano, sperando di poter tornare al più presto a sederci lì, in quei ristoranti, bar, osterie e pub, dove c’è la vera Romagna, anima di piada e cuore di Sangiovese.