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Scuola: assessore Morolli difende la scelta della didattica in presenza

"Ai ragazzi non piace la scuola in digitale, vogliono i rapporti umani con compagni e professori"

Attualità Rimini | 14:12 - 12 Novembre 2020 Mattia Morolli Mattia Morolli.

L'assessore ai servizi educativi del comune di Rimini Mattia Morolli in una nota riflette su come gli adolescenti riminesi stiano vivendo l'epidemia da nuovo coronavirus, rilevando che "non si torna indietro ai tredici, sedici o diciotto anni, ad età non vissute" e che, dal lockdown alle attuali restrizioni, ci sono esperienze negate in un'età, l'adolescenza, in cui l'incontro e il contatto sono elementi fondamentali di crescita personale e sociale. "Quanto hanno già perso i nostri giovani e quanto altro abbiamo intenzione di fargli perdere, in questa società adulto centrica? Non solo la scuola, ma anche lo sport, fino ai primi amori, i fidanzamenti; la vita", evidenzia. L'epidemia da nuovo coronavirus segnerà un'intera generazione di giovani. Morolli ritiene così giusto fare tutto il possibile per tenere aperte le scuole e limitare al minimo indispensabile chiusure e didattiche a distanza. Certamente le nuove generazioni si abituano facilmente al digitale: "Ma non gli piace, per nulla. E non è solo una mia impressione, ma quella di tanti genitori, amici e insegnanti che incrocio in assessorato o che mi chiamano per chiedere aiuto, sostegno, assistenza". Quindi, "la risposta dunque è si, si sono abituati, ma la scuola  gli manca, mancano i rapporti umani con i compagni, gli mancano i professori, gli manca persino la paura dell'interrogazione e il sollievo per averla sfangata". Chiosa l'assessore, citando le parole di un giovane studente riminese: “siamo sempre online, ma manca la bellezza della parola, che ora abbiamo perso". Così il ragazzo: "Vedo i miei compagni distrarsi sempre prima, alcuni stanno sempre in pigiama”.